{"id":4678,"date":"2026-05-29T11:37:12","date_gmt":"2026-05-29T09:37:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.grandeportale.com\/blog\/?p=4678"},"modified":"2026-05-29T11:37:38","modified_gmt":"2026-05-29T09:37:38","slug":"pfas-nei-reflui-industriali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.grandeportale.com\/blog\/pfas-nei-reflui-industriali\/","title":{"rendered":"PFAS nei reflui industriali: il quadro regolatorio 2025-2026 e cosa devono fare i produttori"},"content":{"rendered":"<p>Per il responsabile ambientale di un caseificio del Trevigiano, l&#8217;HSE di un&#8217;industria conserviera padovana, il consulente ambientale che segue una cantina vinicola del Friuli, l&#8217;argomento PFAS \u00e8 passato in pochi anni da nicchia regolatoria a presidio operativo quotidiano. Le sostanze perfluoroalchiliche \u2014 PFAS, dall&#8217;inglese per- e polifluoroalchiliche \u2014 sono <strong>oltre 4.700 composti di sintesi secondo OECD, e fino a circa 14.000 secondo la definizione pi\u00f9 ampia dell&#8217;EPA<\/strong>, caratterizzati da elevata persistenza ambientale e tendenza all&#8217;accumulo nelle matrici idriche e biologiche. Fino a pochi anni fa il loro presidio analitico era una pratica avanzata richiesta in casi specifici. Oggi \u00e8 una richiesta sempre pi\u00f9 sistematica da parte degli enti che rilasciano e rinnovano le autorizzazioni AIA degli impianti riceventi, con cui ogni produttore di rifiuti speciali industriali si confronta in fase di omologa.<\/p>\n<p>Per chi gestisce reflui di processo e fanghi pompabili in un&#8217;azienda agroalimentare o chimico-metalmeccanica del Triveneto, l\u2019effetto pratico di questa evoluzione \u00e8 preciso: un\u2019omologa approvata anche solo dodici o ventiquattro mesi fa, senza il presidio all\u2019interno dell\u2019analisi di caratterizzazione dei parametri PFAS oggi richiesti dagli impianti di destinazione, pu\u00f2 ritrovarsi inutilizzabile dall\u2019oggi al domani a seguito di prescrizioni o imposizioni applicate repentinamente dagli organi autorizzativi.<\/p>\n<p>Il rischio operativo non \u00e8 teorico n\u00e9 puntuale: si traduce in prescrizioni regionali, provinciali o autorizzative con efficacia immediata o ravvicinata, capaci di rendere contemporaneamente non conformi tutte le omologhe del produttore non aggiornate ai nuovi parametri PFAS richiesti dagli impianti di destino, bloccando l\u2019intera filiera di smaltimento e recupero proprio nel momento in cui la produzione non pu\u00f2 fermarsi.<\/p>\n<p>Le pagine seguenti riepilogano lo scenario regolatorio italiano sui PFAS al 2026, la traduzione operativa che ne stanno facendo gli impianti riceventi del Triveneto, e le azioni concrete per il responsabile ambientale, l&#8217;HSE o il consulente ambientale di un&#8217;azienda industriale.<\/p>\n<h2>Il quadro regolatorio italiano sui PFAS al 2026<\/h2>\n<p>Il quadro normativo italiano sui PFAS si \u00e8 progressivamente strutturato negli ultimi anni a partire da quattro direttrici principali. La prima \u00e8 la <strong>Direttiva UE 2020\/2184 sulle acque destinate al consumo umano<\/strong>, recepita in Italia con il D.Lgs 18\/2023, che ha introdotto soglie precise per la presenza di PFAS nell&#8217;acqua potabile e ha contribuito ad alzare l&#8217;attenzione complessiva sull&#8217;intera filiera idrica nazionale. La seconda direttrice \u00e8 il <strong>Regolamento UE 2019\/1021 sui POPs<\/strong>, che ha posto restrizioni vincolanti su PFOS e composti correlati come inquinanti organici persistenti, con effetti diretti anche sulla gestione dei rifiuti che li contengono. La terza \u00e8 il <strong>D.Lgs 152\/2006 (TUA)<\/strong>, nella sua Parte Terza per scarichi e limiti tabellari e nella sua Parte Quarta per la gestione dei rifiuti \u2014 i due riferimenti normativi entro cui le Regioni e gli enti autorizzativi territoriali declinano i propri requisiti specifici. La quarta direttrice, in prospettiva, \u00e8 la <strong>proposta ECHA del gennaio 2023 di restrizione dei PFAS come classe<\/strong>, attualmente in iter europeo, che orienter\u00e0 l&#8217;evoluzione regolatoria dei prossimi anni anche sul piano industriale.<\/p>\n<p>Per il produttore industriale, l&#8217;effetto di questo scenario \u00e8 una progressiva imposizione, da parte degli enti che rilasciano o rinnovano le autorizzazioni AIA degli impianti riceventi, di <strong>parametri analitici PFAS sui flussi in ingresso<\/strong>. La logica regolatoria \u00e8 chiara: l&#8217;impianto AIA \u00e8 autorizzato a trattare determinati flussi di rifiuti speciali entro determinati parametri qualitativi; per garantire che i flussi conferiti rispettino quei parametri, l&#8217;impianto stesso impone al produttore di documentarli nelle proprie analisi di caratterizzazione. Il PFAS diventa cos\u00ec un parametro di omologa, alla pari di COD, BOD5, metalli o solidi sospesi totali.<\/p>\n<p>Il caso del <strong>Veneto \u00e8 oggi il riferimento operativo pi\u00f9 avanzato a livello nazionale<\/strong>. Da diversi anni la Regione integra i limiti PFAS nelle autorizzazioni AIA degli impianti, in sede di rilascio e di riesame, con un\u2019estensione progressiva dei parametri richiesti. La direzione \u00e8 netta e in consolidamento, anche se l\u2019applicazione non \u00e8 ancora uniforme tra gli impianti: alcuni hanno gi\u00e0 recepito il parametro nei capitolati di omologa, altri sono in fase di adeguamento.<\/p>\n<h2>Cosa chiedono oggi gli impianti riceventi<\/h2>\n<p>Sul piano operativo, gli impianti riceventi che operano in regime D8 (trattamento biologico), D9 (trattamento fisico-chimico) o R3 (recupero di sostanze organiche), per i flussi agroalimentari e industriali del Triveneto stanno integrando nei propri capitolati di omologa la richiesta esplicita di parametri PFAS. La richiesta non \u00e8 uniforme tra impianti: alcuni chiedono la <strong>somma di un set ristretto di composti<\/strong> considerati indicatori (i PFAS pi\u00f9 diffusi e persistenti nelle matrici industriali), altri richiedono un <strong>panel allargato<\/strong> che include un numero maggiore di congeneri.<\/p>\n<p>Questa eterogeneit\u00e0 \u00e8 un livello aggiuntivo di complessit\u00e0 per il produttore. Una stessa azienda agroalimentare che lavora con pi\u00f9 di un impianto ricevente \u2014 situazione frequente quando si gestiscono diversi codici CER, dai reflui di lavaggio CER 02 07 01 ai fanghi CER 02 07 05 nel comparto vinicolo, o dagli scarti CER 02 05 01 ai fanghi da trattamento degli effluenti CER 02 05 02 nel lattiero-caseario \u2014 pu\u00f2 trovarsi a documentare panel PFAS diversi per impianti diversi. Senza un coordinamento centralizzato della filiera analitica, ne conseguono moltiplicazione delle analisi, allungamento dei tempi di omologa e aumento dei costi di laboratorio.<\/p>\n<p>Il rischio concreto per il produttore che non presidia il tema, per\u00f2, non si manifesta tanto sul singolo carico quanto sull&#8217;<strong>intera filiera, in tempi molto rapidi<\/strong>. La logica regolatoria con cui Regione e Provincia operano sul tema \u00e8 quella della prescrizione diretta agli impianti AIA: gli enti che rilasciano e rinnovano le autorizzazioni notificano agli impianti del territorio una scadenza \u2014 &#8220;entro e non oltre&#8221; una data definita, in alcuni casi con efficacia immediata \u2014 oltre la quale gli impianti non possono pi\u00f9 accettare conferimenti accompagnati da omologhe che non includano analisi di caratterizzazione aggiornate con i nuovi parametri analitici PFAS richiesti. Da quel momento, ogni omologa del produttore non aggiornata \u00e8 automaticamente fuori uso su tutti gli impianti del territorio interessati dal provvedimento, contemporaneamente.<\/p>\n<p>L&#8217;effetto operativo \u00e8 netto: il giorno prima si conferiva regolarmente, il giorno dopo nessuno degli sbocchi autorizzati su quel codice CER \u00e8 pi\u00f9 disponibile. Il refluo o il fango pompabile resta in stabilimento, le vasche di stoccaggio si saturano al ritmo della produzione, e il fermo di linea diventa una possibilit\u00e0 concreta misurabile in giorni. La sequenza di recupero \u2014 campionamento, analisi PFAS, integrazione del certificato, redazione della nuova omologa, accettazione formale degli impianti \u2014 richiede tempi che, in modalit\u00e0 reattiva, sono incompatibili con la continuit\u00e0 di una cantina in vendemmia, di un caseificio in piena lavorazione o di un&#8217;industria conserviera in campagna.<\/p>\n<p>La protezione strutturale rispetto a questo rischio non \u00e8 analitica: \u00e8 <strong>relazionale e anticipatoria<\/strong>. Un fornitore che mantiene un dialogo tecnico costante con gli impianti riceventi del proprio network conosce, settimane o mesi prima, l&#8217;orientamento degli enti autorizzativi sui parametri analitici di nuova richiesta. Le prescrizioni regionali e provinciali non emergono dal nulla: vengono anticipate agli impianti nei tavoli tecnici, nei rinnovi AIA in istruttoria, nei confronti operativi che precedono i provvedimenti formali. Un fornitore inserito in questo flusso informativo pu\u00f2 <strong>partire con largo anticipo, prima ancora che il decreto diventi esecutivo, ad aggiornare le analisi di caratterizzazione del proprio portafoglio clienti<\/strong>, integrando proattivamente i parametri PFAS, aggiornando le omologhe interne e la documentazione presso gli impianti finali. Quando la prescrizione regionale entra in vigore, il portafoglio \u00e8 gi\u00e0 allineato; il giorno dopo il provvedimento, i conferimenti continuano regolarmente. Per il cliente industriale \u00e8 la differenza fra continuit\u00e0 produttiva e blocco di filiera.<\/p>\n<h2>Il ruolo del campionatore abilitato e del laboratorio analitico partner<\/h2>\n<p>Il presidio dei PFAS in fase di omologa richiede una catena tecnica integrata, in cui il fornitore di servizi ambientali svolge tre funzioni distinte ma coordinate. La <strong>prima funzione<\/strong> \u00e8 quella del campionatore abilitato che si reca presso lo stabilimento del cliente con personale formato e materiali idonei. Il campionamento per PFAS richiede contenitori dedicati e procedure validate per evitare contaminazioni crociate, in particolare per i panel pi\u00f9 sensibili e per le matrici a basso tenore, oltre a tracciatura della catena di custodia conforme alle norme tecniche di riferimento per il prelievo (UNI EN ISO 5667 e correlate). Un campionamento mal gestito pu\u00f2 produrre analisi non rappresentative del refluo reale, con conseguenze a cascata sull&#8217;omologa.<\/p>\n<p>La <strong>seconda funzione<\/strong> \u00e8 quella del dialogo tecnico con il laboratorio analitico partner. Le analisi PFAS richiedono strumentazione specifica \u2014 tipicamente cromatografia liquida accoppiata a spettrometria di massa ad alta risoluzione, LC-MS\/MS o HRMS \u2014 e laboratori che dispongano dei metodi accreditati per i panel richiesti dagli impianti finali. Un fornitore strutturato sul comparto agroalimentare e industriale costruisce con il laboratorio partner una relazione operativa stabile, in cui i panel analitici vengono progettati a monte sulla base delle richieste degli impianti riceventi del proprio network. La differenza pratica \u00e8 netta: invece di reagire articolo per articolo ai requisiti del singolo impianto, il fornitore allinea proattivamente le omologhe ai panel pi\u00f9 esigenti, anticipando le richieste e proteggendo il cliente dal blocco di filiera.<\/p>\n<p>La <strong>terza funzione<\/strong> \u00e8 il raccordo continuativo con gli impianti finali: il dialogo tecnico con i dirigenti permette di anticipare l&#8217;evoluzione delle richieste analitiche e di integrarle nelle omologhe del portafoglio prima che diventino vincolo formale. Per dare un ordine di grandezza, una struttura organizzata sul comparto agroalimentare e industriale del Triveneto gestisce circa <strong>250 campionamenti l&#8217;anno<\/strong> sul portafoglio clienti, con presidio centralizzato della filiera analitica.<\/p>\n<h2>Lo scadenziario di aggiornamento delle omologhe<\/h2>\n<p>Le omologhe dei rifiuti speciali hanno scadenza definita, tipicamente annuale, oltre la quale vanno rinnovate con nuove analisi di caratterizzazione. La pratica pi\u00f9 diffusa nel mercato \u00e8 il rinnovo reattivo: si interviene quando la scadenza \u00e8 prossima, o \u2014 caso peggiore \u2014 quando \u00e8 gi\u00e0 stata superata. Sul tema PFAS questo approccio \u00e8 particolarmente fragile, perch\u00e9 le richieste degli impianti finali evolvono in tempi pi\u00f9 rapidi della scadenza dell&#8217;omologa: un&#8217;omologa rinnovata oggi pu\u00f2 non essere pi\u00f9 adeguata fra sei mesi se nel frattempo l&#8217;AIA dell&#8217;impianto \u00e8 stata aggiornata.<\/p>\n<p>Una pratica pi\u00f9 robusta \u00e8 il <strong>follow-up sistematico circa due mesi prima<\/strong> di ciascuna scadenza. Questo anticipo consente di pianificare il campionamento, integrare i parametri PFAS pi\u00f9 recenti richiesti dagli impianti del network, completare le analisi, aggiornare l&#8217;omologa presso gli impianti finali, e mantenere la documentazione costantemente valida senza interruzioni. Applicato a un portafoglio di centinaia di omologhe diverse, lo scadenziario analitico proattivo richiede coordinamento sistematico tra reparto operativo, laboratorio partner e impianti finali: \u00e8 una funzione strutturale del fornitore, non un servizio a richiesta del cliente.<\/p>\n<h2>Cinque azioni per il responsabile ambientale<\/h2>\n<p>Per il responsabile ambientale, l&#8217;HSE o il consulente ambientale che voglia oggi mettere sotto controllo il rischio PFAS sui propri flussi di rifiuti, le azioni concrete sono cinque.<\/p>\n<p><strong>Primo<\/strong>: verificare se le analisi di caratterizzazione e le omologhe attive sui propri codici CER includono parametri PFAS, e con quale panel. Un\u2019analisi di caratterizzazione senza presidio PFAS porta a un\u2019omologa potenzialmente fuori uso al primo aggiornamento autorizzativo richiesto dall\u2019ente competente all\u2019impianto ricevente.<\/p>\n<p><strong>Secondo<\/strong>: chiedere al proprio fornitore di servizi ambientali quali siano le richieste PFAS aggiornate degli impianti riceventi a cui i flussi vengono attualmente conferiti. Se il fornitore non ha la risposta, il fornitore non sta presidiando la filiera analitica per conto del cliente \u2014 \u00e8 un trasportatore o un intermediario, non un partner.<\/p>\n<p><strong>Terzo<\/strong>: verificare la frequenza con cui le omologhe vengono rinnovate e se il rinnovo \u00e8 programmato in anticipo o reattivo. Il rinnovo reattivo, sul tema PFAS, \u00e8 strutturalmente in ritardo rispetto all&#8217;evoluzione delle richieste degli impianti.<\/p>\n<p><strong>Quarto<\/strong>: verificare che il campionamento sia eseguito da personale abilitato con materiali dedicati ai PFAS, e che il laboratorio analitico utilizzato sia accreditato sui metodi richiesti dagli impianti finali.<\/p>\n<p><strong>Quinto<\/strong>: verificare la copertura di impianti alternativi nel network del fornitore, per il caso in cui un impianto ricevente diventi indisponibile per saturazione, manutenzione o aggiornamento autorizzativo.<\/p>\n<h2>PFAS e omologhe: perch\u00e9 agire prima della prescrizione regionale<\/h2>\n<p>La gestione dei PFAS nei reflui industriali e agroalimentari del Triveneto non \u00e8 pi\u00f9 un capitolo opzionale dell\u2019omologa: \u00e8 il parametro che, da una prescrizione regionale o provinciale all\u2019altra, determina se l\u2019intera filiera di smaltimento di un\u2019azienda continua a funzionare regolarmente o pu\u00f2 rendere rapidamente inutilizzabili le omologhe non aggiornate sugli impianti interessati dal provvedimento. Un fornitore strutturato sul comparto presidia direttamente la filiera analitica, mantiene il dialogo tecnico continuativo con i dirigenti degli impianti riceventi del proprio network, anticipa le prescrizioni autorizzative e aggiorna le omologhe del portafoglio clienti prima che il decreto diventi esecutivo. Per chi opera nell\u2019agroalimentare o nel chimico-metalmeccanico del Triveneto, la verifica della copertura PFAS sulle omologhe attive \u00e8 il primo controllo da fare oggi sul proprio fornitore.<\/p>\n<p>Per approfondimenti tecnici sull&#8217;analisi e classificazione rifiuti con parametri PFAS, il riferimento \u00e8 <a href=\"https:\/\/www.protegoambiente.it\/\">Protego Ambiente<\/a>, azienda che si occupa della gestione dei reflui industriali nel territorio del Triveneto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per il responsabile ambientale di un caseificio del Trevigiano, l&#8217;HSE di un&#8217;industria conserviera padovana, il consulente ambientale che segue una [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":4679,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[205],"tags":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v19.0 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>PFAS nei reflui industriali: il quadro regolatorio 2025-2026 e cosa devono fare i produttori - 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