{"id":4744,"date":"2026-11-03T10:45:48","date_gmt":"2026-11-03T09:45:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.grandeportale.com\/blog\/?p=4744"},"modified":"2026-11-03T09:22:21","modified_gmt":"2026-11-03T08:22:21","slug":"surrealisti-storia-arte-breton-magritte-dali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.grandeportale.com\/blog\/surrealisti-storia-arte-breton-magritte-dali\/","title":{"rendered":"I surrealisti nella storia dell\u2019arte: dal manifesto di Breton alle opere di Magritte e Dal\u00ed"},"content":{"rendered":"<p>Nel 1924 Andr\u00e9 Breton pubblic\u00f2 a Parigi il <em>Manifeste du surr\u00e9alisme<\/em>, dando una formulazione teorica a un movimento destinato a modificare profondamente la storia dell\u2019arte del Novecento. Il documento proponeva di liberare la creazione artistica dal controllo della ragione, dalle convenzioni morali e dalle regole estetiche consolidate. Al centro della ricerca venivano posti i sogni, l&#8217;inconscio e le associazioni spontanee del pensiero.<\/p>\n<p>Il <strong>surrealismo<\/strong> nacque inizialmente nell&#8217;ambiente letterario francese, ma trov\u00f2 rapidamente espressione nella pittura, nella fotografia, nel cinema e nella sperimentazione con gli oggetti. Attorno a Breton si raccolsero autori con esperienze e sensibilit\u00e0 differenti, accomunati dalla volont\u00e0 di mettere in discussione i confini della rappresentazione tradizionale.<\/p>\n<p>Le opere di Ren\u00e9 Magritte, Salvador Dal\u00ed, Max Ernst e Joan Mir\u00f3 mostrano quanto fosse articolata questa ricerca. Alcuni artisti costruirono immagini impossibili attraverso una pittura estremamente precisa; altri affidarono parte del processo creativo al caso, ai materiali e alla spontaneit\u00e0 del gesto. La storia dei surrealisti si svilupp\u00f2 proprio attraverso queste differenze, insieme a confronti intellettuali, adesioni, rotture e controversie politiche.<\/p>\n<h2>Le origini del surrealismo e il rapporto con il dadaismo<\/h2>\n<p>Le radici del movimento precedono il manifesto del 1924. Durante la Prima guerra mondiale e negli anni immediatamente successivi, diversi artisti e scrittori europei iniziarono a contestare i valori culturali che ritenevano legati alla crisi della civilt\u00e0 occidentale.<\/p>\n<p>Il <strong>dadaismo<\/strong>, nato a Zurigo nel 1916 e sviluppatosi successivamente in altri centri europei e negli Stati Uniti, rappresent\u00f2 una delle espressioni pi\u00f9 radicali di questa protesta. Attraverso provocazioni, collage, performance e oggetti comuni trasformati in opere d&#8217;arte, i dadaisti contestavano l&#8217;autorit\u00e0 delle istituzioni culturali e le definizioni convenzionali della produzione artistica.<\/p>\n<p>Tra le personalit\u00e0 coinvolte nelle esperienze dadaiste figuravano Tristan Tzara, Hans Arp, Francis Picabia e Marcel Duchamp. Breton partecip\u00f2 all&#8217;ambiente dadaista parigino, prima che divergenze teoriche e personali contribuissero alla separazione tra i protagonisti delle due esperienze.<\/p>\n<p>Il surrealismo eredit\u00f2 dal dadaismo l&#8217;interesse per il caso, gli accostamenti inattesi e la critica delle convenzioni. La differenza principale riguardava l&#8217;orientamento della ricerca: mentre Dada aveva sviluppato una forte componente di negazione e provocazione, Breton intendeva elaborare un progetto culturale capace di esplorare sistematicamente i processi dell&#8217;inconscio.<\/p>\n<p>Un riferimento decisivo fu la psicoanalisi di Sigmund Freud. Breton, che durante la guerra aveva avuto esperienze in ambito medico e psichiatrico, si interess\u00f2 alle teorie sui sogni e alle associazioni mentali spontanee. I surrealisti interpretarono queste ricerche come una possibilit\u00e0 per superare le limitazioni imposte dal pensiero razionale.<\/p>\n<p>Il rapporto con Freud, tuttavia, richiede una distinzione. La psicoanalisi nasceva come metodo di indagine e trattamento clinico, mentre gli artisti surrealisti ne utilizzarono soprattutto alcuni concetti come strumenti di sperimentazione culturale. Le loro opere non possono quindi essere considerate applicazioni scientifiche delle teorie psicoanalitiche.<\/p>\n<p>Anche il termine surrealismo aveva una storia precedente. Guillaume Apollinaire lo aveva impiegato nel 1917, in un contesto letterario e teatrale. Fu per\u00f2 Breton, sette anni dopo, a trasformarlo nel nome di un movimento organizzato.<\/p>\n<h2>Il manifesto di Breton e la ricerca dell&#8217;automatismo<\/h2>\n<p>Nel manifesto del 1924 Breton defin\u00ec il surrealismo attraverso il concetto di <strong>automatismo psichico puro<\/strong>, inteso come espressione del funzionamento del pensiero senza il controllo esercitato dalla ragione e senza preoccupazioni estetiche o morali.<\/p>\n<p>Questa impostazione trov\u00f2 una delle prime applicazioni nella scrittura automatica. Breton e Philippe Soupault avevano gi\u00e0 sperimentato tale procedimento nel libro <em>Les Champs magn\u00e9tiques<\/em>, pubblicato nel 1920, cercando di produrre testi attraverso associazioni verbali libere e riducendo l&#8217;intervento della revisione razionale.<\/p>\n<p>Il metodo venne successivamente adottato anche nelle arti visive. Disegnare senza un progetto completamente definito, lasciare emergere forme da macchie o superfici irregolari e utilizzare materiali casuali divent\u00f2 parte della ricerca surrealista.<\/p>\n<p>Andr\u00e9 Masson fu tra gli artisti che sperimentarono pi\u00f9 direttamente il disegno automatico. Nelle sue composizioni degli anni Venti, linee e forme sembrano svilupparsi attraverso movimenti continui, producendo immagini che possono richiamare corpi, animali o organismi immaginari.<\/p>\n<p>L&#8217;automatismo non comportava necessariamente l&#8217;assenza assoluta di decisioni consapevoli. Gli studi storico-artistici hanno mostrato come numerose opere considerate spontanee fossero il risultato di procedimenti complessi, nei quali una fase iniziale libera poteva essere seguita da interventi di selezione e organizzazione.<\/p>\n<p>Questa tensione tra spontaneit\u00e0 e costruzione costituisce uno degli aspetti pi\u00f9 interessanti del surrealismo. Gli artisti cercavano di sottrarsi alle regole abituali della rappresentazione, ma continuavano a confrontarsi con materiali, tecniche e scelte compositive.<\/p>\n<h2>Max Ernst e le immagini generate dal caso<\/h2>\n<p>Max Ernst, nato in Germania nel 1891, arriv\u00f2 al surrealismo dopo aver partecipato alle esperienze dadaiste di Colonia. Il suo lavoro contribu\u00ec a sviluppare alcune delle tecniche pi\u00f9 caratteristiche del movimento.<\/p>\n<p>Attraverso il collage, Ernst combinava immagini provenienti da pubblicazioni illustrate, cataloghi e materiali gi\u00e0 esistenti. Frammenti originariamente destinati a contesti differenti venivano ricollocati in composizioni capaci di produrre situazioni enigmatiche.<\/p>\n<p>Il procedimento trasformava immagini riconoscibili in scene impossibili. Personaggi, animali, ambienti domestici e macchinari potevano convivere secondo relazioni estranee alla logica ordinaria.<\/p>\n<p>Nel 1925 Ernst svilupp\u00f2 il <strong>frottage<\/strong>, una tecnica basata sullo sfregamento di una matita o di un altro strumento su un foglio appoggiato a una superficie irregolare. Le tracce ottenute diventavano il punto di partenza per costruire nuove immagini.<\/p>\n<p>Nel 1926 raccolse diversi risultati di questa sperimentazione nella serie <em>Histoire naturelle<\/em>. Il procedimento consentiva di ottenere texture imprevedibili, successivamente interpretate e trasformate dall&#8217;artista.<\/p>\n<p>Ernst utilizz\u00f2 anche il grattage, che trasferiva principi analoghi alla pittura attraverso la raschiatura del colore applicato su superfici poste a contatto con materiali dalla consistenza diversa.<\/p>\n<p>La particolarit\u00e0 del suo metodo consisteva nel rapporto tra casualit\u00e0 e interpretazione. Le forme iniziali non derivavano interamente da una progettazione preventiva, ma il loro sviluppo dipendeva dall&#8217;intervento dell&#8217;artista.<\/p>\n<p>Opere come <em>Deux enfants sont menac\u00e9s par un rossignol<\/em>, del 1924, dimostrano inoltre che la sua ricerca poteva comprendere elementi tridimensionali e costruzioni spaziali inconsuete, superando la distinzione tradizionale tra pittura e oggetto.<\/p>\n<h2>Ren\u00e9 Magritte e il problema della rappresentazione<\/h2>\n<p>La pittura di Ren\u00e9 Magritte segu\u00ec una direzione profondamente diversa. L&#8217;artista belga, nato nel 1898, utilizz\u00f2 spesso una tecnica figurativa precisa, caratterizzata da oggetti facilmente riconoscibili e ambientazioni apparentemente ordinarie.<\/p>\n<p>L&#8217;elemento destabilizzante nasceva dalle relazioni tra gli oggetti rappresentati.<\/p>\n<p>Nelle sue composizioni, situazioni impossibili assumono l&#8217;aspetto di scene realistiche. Il risultato mette in discussione la fiducia dello spettatore nella corrispondenza tra immagine, realt\u00e0 e significato.<\/p>\n<p>La serie di dipinti legata a <em>La trahison des images<\/em>, iniziata nel 1929, costituisce uno degli esempi pi\u00f9 conosciuti di questa ricerca. La rappresentazione di una pipa accompagnata dalla frase francese che nega che l&#8217;immagine sia una pipa introduce una riflessione sul rapporto tra gli oggetti e i segni utilizzati per rappresentarli.<\/p>\n<p>La questione non riguarda semplicemente un paradosso visivo. Magritte richiama l&#8217;attenzione sulla differenza tra un oggetto materiale e la sua raffigurazione: il dipinto di una pipa non possiede le propriet\u00e0 funzionali della pipa reale.<\/p>\n<p>Un&#8217;altra opera significativa \u00e8 <em>Les Amants<\/em>, del 1928, nella quale due persone si baciano con i volti coperti da tessuti. L&#8217;immagine presenta una situazione riconoscibile, ma introduce un ostacolo che ne modifica radicalmente il significato.<\/p>\n<p>Le interpretazioni psicologiche e biografiche di quest&#8217;opera sono numerose. Non esiste tuttavia una spiegazione universalmente accettata che consenta di attribuire ai tessuti un unico valore simbolico.<\/p>\n<p>La produzione di Magritte mostra come i surrealisti potessero ottenere risultati destabilizzanti anche senza ricorrere all&#8217;automatismo o alla deformazione espressiva. La precisione pittorica rendeva ancora pi\u00f9 evidente l&#8217;incongruenza tra gli elementi della scena.<\/p>\n<h2>Salvador Dal\u00ed e il metodo paranoico-critico<\/h2>\n<p>Salvador Dal\u00ed entr\u00f2 nell&#8217;ambiente surrealista parigino alla fine degli anni Venti, quando il movimento aveva gi\u00e0 sviluppato una propria identit\u00e0 culturale.<\/p>\n<p>Il suo contributo risult\u00f2 particolarmente importante per la diffusione di immagini oniriche costruite attraverso una pittura dettagliata, nella quale oggetti e paesaggi conservano una forte riconoscibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Nel 1931 realizz\u00f2 <em>La persistenza della memoria<\/em>, conservata al Museum of Modern Art di New York. Il dipinto mostra orologi deformati e superfici molli inseriti in un paesaggio dall&#8217;aspetto relativamente realistico.<\/p>\n<p>L&#8217;opera \u00e8 stata frequentemente interpretata come una riflessione sulla percezione soggettiva del tempo. Questa lettura appartiene alla storia critica del dipinto, ma non deve essere confusa con una spiegazione definitiva delle intenzioni dell&#8217;artista.<\/p>\n<p>Dal\u00ed elabor\u00f2 anche il <strong>metodo paranoico-critico<\/strong>, un procedimento creativo fondato sull&#8217;individuazione di associazioni e immagini molteplici all&#8217;interno di una stessa configurazione visiva.<\/p>\n<p>Attraverso questo metodo, una figura poteva assumere contemporaneamente significati differenti, favorendo interpretazioni alternative della realt\u00e0 rappresentata.<\/p>\n<p>Il procedimento trov\u00f2 applicazione in opere caratterizzate da immagini doppie e trasformazioni percettive, nelle quali la distinzione tra un soggetto e l&#8217;altro dipende dal modo in cui viene osservata la composizione.<\/p>\n<p>Dal\u00ed partecip\u00f2 inoltre alla sperimentazione cinematografica. Nel 1929 collabor\u00f2 con Luis Bu\u00f1uel alla realizzazione di <em>Un chien andalou<\/em>, cortometraggio costruito attraverso sequenze provocatorie e associazioni visive che rifiutano la continuit\u00e0 narrativa tradizionale.<\/p>\n<p>La relazione dell&#8217;artista con il gruppo guidato da Breton fu per\u00f2 segnata da tensioni crescenti. Nel 1934 Dal\u00ed venne espulso dal gruppo surrealista legato a Breton, anche a causa di contrasti politici e personali. Continu\u00f2 comunque a utilizzare e sviluppare il proprio linguaggio artistico.<\/p>\n<p>La sua vicenda dimostra che l&#8217;appartenenza al surrealismo non coincise sempre con una partecipazione stabile alle organizzazioni del movimento.<\/p>\n<h2>Joan Mir\u00f3 tra spontaneit\u00e0 e costruzione pittorica<\/h2>\n<p>Joan Mir\u00f3 svilupp\u00f2 un linguaggio visivo distante sia dalla precisione illusionistica di Dal\u00ed sia dalle riflessioni linguistiche di Magritte.<\/p>\n<p>Nato a Barcellona nel 1893, entr\u00f2 in relazione con l&#8217;ambiente surrealista parigino durante gli anni Venti. Le sue composizioni si caratterizzarono progressivamente per l&#8217;impiego di forme organiche, segni essenziali, colori e figure sospese in spazi difficilmente riconducibili alla prospettiva tradizionale.<\/p>\n<p>In opere come <em>La nascita del mondo<\/em>, del 1925, la superficie pittorica sembra suggerire un processo creativo spontaneo, nel quale macchie, linee e forme emergono senza seguire una rappresentazione naturalistica.<\/p>\n<p>La ricerca condotta dal Museum of Modern Art sulle opere e sui materiali preparatori di Mir\u00f3 ha per\u00f2 evidenziato un elemento significativo: alcune composizioni apparentemente automatiche prevedevano studi e interventi consapevoli.<\/p>\n<p>L&#8217;artista distingueva infatti tra una fase iniziale relativamente libera e una successiva organizzazione degli elementi.<\/p>\n<p>Il suo lavoro non pu\u00f2 quindi essere ridotto alla semplice trascrizione visiva dell&#8217;inconscio. Mir\u00f3 utilizzava la spontaneit\u00e0 come componente di una ricerca pittorica nella quale fantasia e progettazione potevano convivere.<\/p>\n<p>Nel corso della carriera speriment\u00f2 anche assemblaggi, oggetti e materiali non convenzionali, mantenendo una notevole autonomia rispetto alle formulazioni teoriche pi\u00f9 rigide del movimento.<\/p>\n<p>Le differenze tra Mir\u00f3, Ernst, Magritte e Dal\u00ed spiegano perch\u00e9 sia problematico parlare di uno stile surrealista uniforme. La condivisione di alcuni principi culturali non produsse un linguaggio figurativo unico.<\/p>\n<h2>Letteratura, fotografia e cinema nella ricerca surrealista<\/h2>\n<p>Il surrealismo mantenne un rapporto particolarmente stretto con la letteratura. Oltre a Breton, figure come Louis Aragon, Paul \u00c9luard e Robert Desnos contribuirono a sviluppare una scrittura fondata su associazioni inattese, immagini poetiche e sperimentazioni linguistiche.<\/p>\n<p>Le riviste rappresentarono strumenti essenziali per la circolazione delle idee. <em>La R\u00e9volution surr\u00e9aliste<\/em>, pubblicata a partire dal 1924, ospit\u00f2 testi, immagini, documenti e interventi che contribuirono a definire l&#8217;identit\u00e0 pubblica del movimento.<\/p>\n<p>Nel 1930 inizi\u00f2 la pubblicazione di <em>Le Surr\u00e9alisme au service de la r\u00e9volution<\/em>, una nuova rivista che rifletteva anche l&#8217;interesse del gruppo per le questioni politiche.<\/p>\n<p>La sperimentazione coinvolse direttamente la fotografia. Man Ray utilizz\u00f2 procedimenti come la solarizzazione e le immagini ottenute senza macchina fotografica, note come rayografie, contribuendo a modificare le possibilit\u00e0 espressive del mezzo.<\/p>\n<p>La fotografia surrealista comprendeva inoltre fotomontaggi, esposizioni multiple e manipolazioni realizzate in camera oscura. L&#8217;obiettivo era spesso quello di alterare la percezione di oggetti e corpi apparentemente familiari.<\/p>\n<p>Altri autori, tra cui Dora Maar e Maurice Tabard, svilupparono ricerche che intrecciavano sperimentazione tecnica e costruzione di immagini enigmatiche.<\/p>\n<p>Nel cinema, oltre alla collaborazione tra Dal\u00ed e Bu\u00f1uel, ebbero rilievo le opere di Germaine Dulac e le successive esperienze dello stesso Bu\u00f1uel. Il rapporto tra cinema e surrealismo non si esaur\u00ec tuttavia nella presenza di scene insolite: riguardava anche il montaggio, la successione degli eventi e la possibilit\u00e0 di costruire narrazioni sottratte alle aspettative dello spettatore.<\/p>\n<p>Questa espansione tra linguaggi diversi contribu\u00ec a trasformare il surrealismo in un fenomeno culturale pi\u00f9 ampio rispetto alla sola pittura.<\/p>\n<h2>Le tensioni politiche e le trasformazioni degli anni Trenta<\/h2>\n<p>Il movimento guidato da Breton fu attraversato da discussioni politiche particolarmente intense. Numerosi surrealisti considerarono la trasformazione della societ\u00e0 un obiettivo collegato alla liberazione dell&#8217;immaginazione.<\/p>\n<p>L&#8217;interesse per il marxismo e i rapporti con il Partito comunista francese produssero adesioni, divergenze e successive rotture. Breton cerc\u00f2 di conciliare l&#8217;aspirazione rivoluzionaria con l&#8217;autonomia della creazione artistica, ma tale equilibrio rimase controverso.<\/p>\n<p>Nel 1929 pubblic\u00f2 il secondo manifesto surrealista, segnato da una maggiore attenzione alle questioni teoriche e alle divisioni interne.<\/p>\n<p>Durante gli anni Trenta il movimento continu\u00f2 a espandersi attraverso esposizioni e collaborazioni internazionali. Nel 1936 si tenne a Londra l&#8217;International Surrealist Exhibition, mentre nel 1938 Parigi ospit\u00f2 l&#8217;Exposition internationale du surr\u00e9alisme, organizzata con un allestimento che trasformava lo spazio espositivo in parte integrante dell&#8217;esperienza artistica.<\/p>\n<p>La diffusione geografica port\u00f2 alla formazione di gruppi e reti culturali differenti. Il surrealismo ebbe sviluppi in Belgio, Cecoslovacchia, Regno Unito e in numerosi altri paesi, assumendo caratteristiche legate ai rispettivi ambienti artistici.<\/p>\n<p>La Seconda guerra mondiale determin\u00f2 ulteriori trasformazioni. Diversi artisti europei si trasferirono negli Stati Uniti e in altri paesi, contribuendo alla circolazione internazionale delle esperienze surrealiste.<\/p>\n<p>La periodizzazione proposta da alcuni musei, che identifica negli anni compresi tra il 1924 e la guerra la fase centrale del movimento guidato da Breton, descrive soprattutto una specifica stagione organizzativa. Non significa che la produzione surrealista sia terminata con il conflitto.<\/p>\n<h2>L&#8217;eredit\u00e0 dei surrealisti e le nuove letture della storia dell&#8217;arte<\/h2>\n<p>Per molti decenni la ricostruzione storica del surrealismo si \u00e8 concentrata soprattutto sul gruppo parigino e su un numero relativamente ristretto di protagonisti, con particolare attenzione a Breton, Ernst, Magritte e Dal\u00ed.<\/p>\n<p>Le ricerche museali e accademiche pi\u00f9 recenti hanno ampliato questa prospettiva, esaminando reti internazionali, esperienze femminili e sviluppi che non coincidevano necessariamente con le direttive del gruppo francese.<\/p>\n<p>L&#8217;esposizione <em>Surrealism Beyond Borders<\/em>, organizzata dal Metropolitan Museum of Art e dalla Tate Modern tra il 2021 e il 2022, ha contribuito a documentare la diffusione del movimento in aree geografiche spesso marginalizzate nelle ricostruzioni tradizionali.<\/p>\n<p>Tra le artiste oggi maggiormente considerate negli studi sul surrealismo figurano Leonora Carrington, Remedios Varo, Dorothea Tanning, Eileen Agar e Toyen. Le loro opere mostrano percorsi autonomi, differenti rapporti con i gruppi organizzati e interpretazioni personali dei temi dell&#8217;identit\u00e0, della trasformazione e dell&#8217;immaginazione.<\/p>\n<p>Questa revisione storiografica non modifica la cronologia fondamentale del movimento, ma invita a distinguere tra la storia delle organizzazioni surrealiste e quella, pi\u00f9 estesa, degli artisti che ne condivisero o rielaborarono i principi.<\/p>\n<p>Anche la relazione con le successive avanguardie richiede attenzione. L&#8217;automatismo influenz\u00f2 alcune esperienze dell&#8217;espressionismo astratto americano, mentre l&#8217;impiego di oggetti comuni e associazioni insolite contribu\u00ec ad alimentare ricerche artistiche sviluppate in epoche differenti. Si tratta per\u00f2 di rapporti che devono essere ricostruiti attraverso opere, documenti e contatti storici, evitando di attribuire automaticamente al surrealismo qualsiasi immagine insolita.<\/p>\n<p>Un caso particolarmente significativo riguarda Mir\u00f3: gli studi preparatori conservati e analizzati dal MoMA hanno permesso di correggere l&#8217;interpretazione di alcune sue opere come prodotti interamente spontanei. La documentazione mostra invece come l&#8217;artista combinasse procedimenti liberi e decisioni compositive precise.<\/p>\n<p>Questo tipo di analisi ha conseguenze concrete anche sull&#8217;interpretazione degli altri surrealisti. Collage, disegni, dipinti e fotografie possono apparire il risultato di un impulso immediato, mentre la loro realizzazione comprende spesso interventi successivi, scelte tecniche e costruzioni attentamente elaborate.<\/p>\n<p>La distinzione tra intenzione dichiarata, procedimento effettivamente documentato e interpretazione critica rimane quindi centrale per comprendere le opere del movimento. Negli archivi dei musei, i materiali preparatori, le pubblicazioni originali e le testimonianze degli artisti continuano a fornire elementi per ricostruire il rapporto tra libert\u00e0 creativa e costruzione consapevole che caratterizz\u00f2 gran parte dell&#8217;esperienza surrealista.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel 1924 Andr\u00e9 Breton pubblic\u00f2 a Parigi il Manifeste du surr\u00e9alisme, dando una formulazione teorica a un movimento destinato a [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":4745,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[184],"tags":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v19.0 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>I surrealisti nella storia dell\u2019arte: dal manifesto di Breton alle opere di Magritte e Dal\u00ed - Grande Portale<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.grandeportale.com\/blog\/surrealisti-storia-arte-breton-magritte-dali\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"I surrealisti nella storia dell\u2019arte: dal manifesto di Breton alle opere di Magritte e Dal\u00ed - 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