Nave mercantile attraversa il canale di accesso a un porto con mezzi di servizio nelle vicinanze

Nel 2025 sono morte 22 persone in incidenti marittimi che hanno coinvolto navi registrate nei Paesi dell’Unione europea. Il dato, pubblicato da Eurostat il 27 ottobre 2026, riguarda eventi avvenuti in diverse aree del mondo e segna un aumento rispetto alle 15 vittime registrate nel 2024. La maggior parte dei decessi ha interessato membri degli equipaggi, mentre non sono state rilevate vittime tra i passeggeri.

La rilevazione offre un aggiornamento sulla sicurezza del trasporto marittimo in Europa, ma richiede una distinzione geografica precisa. Le 22 vittime non corrispondono alle persone decedute esclusivamente nei mari europei: il conteggio comprende gli incidenti che hanno coinvolto navi registrate nell’UE anche quando si trovavano al di fuori delle sue acque territoriali.

Eurostat segnala inoltre tre decessi avvenuti nelle acque territoriali dell’Unione in incidenti che hanno coinvolto navi registrate in Paesi terzi. Si tratta di una categoria statistica separata, necessaria per distinguere la responsabilità dello Stato di registrazione dalla localizzazione dell’incidente.

Incidenti mortali in mare, come leggere i dati Eurostat

Le informazioni diffuse dall’ufficio statistico europeo provengono dalle segnalazioni raccolte dagli organismi nazionali incaricati delle indagini sugli incidenti marittimi. I dati vengono trasmessi all’Agenzia europea per la sicurezza marittima, EMSA, attraverso la piattaforma European Marine Casualty Information Platform, conosciuta come EMCIP.

Il sistema raccoglie informazioni sugli incidenti che coinvolgono navi registrate nei Paesi interessati, sugli eventi verificatisi nelle rispettive acque territoriali e su quelli che coinvolgono altri interessi rilevanti degli Stati. Le autorità investigative dei Paesi dell’Unione, insieme a quelle di Norvegia e Islanda, contribuiscono alla raccolta secondo criteri condivisi.

Questa impostazione permette di osservare gli incidenti attraverso due prospettive differenti. La prima riguarda la registrazione della nave, indipendentemente dal luogo in cui si verifica l’evento. La seconda considera il territorio marittimo nel quale avviene l’incidente, anche quando l’imbarcazione batte una bandiera esterna all’Unione.

La distinzione è particolarmente rilevante per il traffico internazionale. Una nave registrata in uno Stato membro può operare lungo rotte oceaniche, attraversare acque internazionali oppure raggiungere porti di altri continenti. Allo stesso modo, una nave registrata fuori dall’UE può essere coinvolta in un incidente durante la navigazione nelle acque territoriali di uno Stato europeo.

I dati pubblicati da Eurostat non devono quindi essere interpretati come il bilancio complessivo di tutti i decessi avvenuti nei mari europei.

Anche il campo di osservazione presenta limiti specifici. La statistica comprende soltanto le navi in movimento e, nel caso dei pescherecci, considera le unità di lunghezza superiore a 15 metri. Restano pertanto fuori dal conteggio alcune attività marittime, compresa una parte della pesca esercitata con imbarcazioni più piccole.

Per valutare la sicurezza del trasporto marittimo in Europa occorre tenere presenti questi criteri, soprattutto quando si confrontano i risultati con statistiche nazionali o rapporti che adottano definizioni differenti.

Dal 2021 al 2025, una serie storica con oscillazioni significative

Il confronto con gli anni precedenti permette di collocare il risultato del 2025 in una prospettiva meno condizionata dalle variazioni annuali.

Secondo Eurostat, tra il 2021 e il 2025 gli incidenti marittimi che hanno coinvolto navi registrate nell’Unione hanno provocato mediamente 27 decessi all’anno nel mondo.

Nel 2021 le vittime erano state 27. L’anno successivo il numero era salito a 53, il valore più elevato del quinquennio considerato. Dopo il 2022 si è registrata una diminuzione nei due anni successivi, fino ai 15 decessi del 2024. Il dato del 2025, pari a 22 vittime, interrompe quella sequenza discendente, pur rimanendo inferiore alla media del periodo.

L’aumento di sette vittime rispetto al 2024 non dimostra, da solo, un peggioramento strutturale delle condizioni di sicurezza.

Gli incidenti mortali costituiscono eventi relativamente poco frequenti nella popolazione statistica osservata. Di conseguenza, anche un singolo episodio con più persone coinvolte può modificare sensibilmente il risultato annuale e la distribuzione delle vittime tra categorie di navi.

Per comprendere se esista una tendenza consolidata servirebbero confronti su periodi più estesi, accompagnati da informazioni sull’esposizione al rischio: numero di navi operative, viaggi effettuati, distanze percorse, ore di navigazione e caratteristiche delle attività svolte.

Il numero assoluto dei decessi resta indispensabile per documentare le conseguenze degli incidenti, ma non equivale a un tasso di mortalità rapportato all’intensità del traffico.

La valutazione della sicurezza del trasporto marittimo in Europa richiede quindi di affiancare alle vittime registrate altri indicatori, evitando di attribuire a oscillazioni contenute un significato che i dati disponibili non consentono di sostenere.

Navi mercantili e pescherecci concentrano la maggior parte delle vittime

La distribuzione per tipologia di imbarcazione mostra che nel 2025 il numero maggiore di decessi si è verificato in incidenti che hanno coinvolto navi da carico e pescherecci.

Entrambe le categorie hanno registrato otto vittime, pari ciascuna al 36,4% del totale. Complessivamente, dunque, 16 dei 22 decessi hanno riguardato il naviglio mercantile da carico e quello destinato alla pesca.

Le altre sei vittime si distribuiscono in parti uguali tra navi passeggeri, imbarcazioni da diporto e unità di servizio, con due decessi per ciascuna categoria.

Le navi mercantili costituiscono una componente essenziale del sistema logistico internazionale. Le operazioni di navigazione si accompagnano ad attività di movimentazione del carico, manovre, manutenzione e gestione delle apparecchiature di bordo. La prevenzione riguarda pertanto sia le condizioni di navigabilità sia la sicurezza delle persone impegnate nelle attività operative.

Nel settore della pesca il quadro presenta caratteristiche differenti. Le condizioni meteorologiche, il lavoro con attrezzature di cattura, le operazioni sul ponte e la gestione delle imbarcazioni richiedono procedure adeguate alle dimensioni e all’attività delle unità.

La coincidenza numerica delle otto vittime nelle due categorie non permette tuttavia di affermare che i livelli di rischio siano equivalenti. Le flotte differiscono per consistenza, tipologia di navigazione, durata delle missioni e numero di lavoratori impiegati.

Inoltre, l’esclusione dei pescherecci fino a 15 metri limita la rappresentatività del dato rispetto all’intero comparto della pesca.

Un confronto attendibile tra la sicurezza del lavoro sui mercantili e quella sui pescherecci dovrebbe considerare anche la consistenza delle rispettive flotte e il tempo effettivamente trascorso in attività.

Trasporto passeggeri, nessuna vittima tra i viaggiatori nel 2025

Un elemento significativo della rilevazione riguarda il trasporto passeggeri.

Nel 2025 Eurostat ha registrato due decessi in incidenti che hanno coinvolto navi classificate come unità passeggeri. Nello stesso anno, tuttavia, nessuna delle 22 vittime complessive era classificata come passeggero.

Non esiste una contraddizione tra le due informazioni. La tipologia della nave e il ruolo della persona deceduta rappresentano due classificazioni statistiche differenti. Un incidente su un traghetto o su un’altra nave passeggeri può coinvolgere personale dell’equipaggio oppure altre persone senza provocare vittime tra i viaggiatori.

La serie storica evidenzia inoltre variazioni importanti.

Nel 2021 non erano stati registrati decessi in incidenti che coinvolgevano navi passeggeri. Nel 2022 le vittime erano state 14, mentre nel 2023 il numero era sceso a zero. Nel 2024 e nel 2025 sono stati rilevati due decessi per ciascun anno.

Considerando invece esclusivamente le persone classificate come passeggeri, nel 2022 si erano registrate 13 vittime e nel 2023 due. Nel 2024 e nel 2025 non risultano decessi appartenenti a questa categoria.

I dati descrivono una situazione nella quale gli eventi mortali possono concentrarsi in pochi episodi, rendendo poco affidabili le valutazioni basate su un singolo anno.

La sicurezza dei passeggeri dipende da numerosi elementi, tra cui le caratteristiche tecniche delle navi, la manutenzione, le procedure di evacuazione, l’addestramento degli equipaggi e la gestione delle emergenze.

L’assenza di vittime tra i viaggiatori nel 2025 costituisce un risultato documentato, ma non significa che il rischio sia stato eliminato o che non si siano verificati incidenti senza conseguenze mortali.

Equipaggi, 19 decessi su 22 riguardano il personale di bordo

La distribuzione delle vittime per categoria personale fornisce una delle indicazioni più rilevanti dell’aggiornamento Eurostat.

Nel 2025, 19 persone decedute erano membri degli equipaggi, pari all’86,4% del totale. Le altre tre vittime appartenevano alla categoria delle persone diverse da equipaggi e passeggeri, che comprende, tra gli altri, personale di servizio, lavoratori portuali, piloti marittimi e ispettori.

Il numero dei membri degli equipaggi deceduti è aumentato rispetto al 2024, quando erano stati registrati 14 casi.

Anche questa serie presenta oscillazioni significative. Nel 2021 le vittime tra gli equipaggi erano state 25, salite a 37 nel 2022. Nel 2023 il numero era sceso a 15, per diminuire ulteriormente nel 2024 prima dell’aumento del 2025.

La prevalenza del personale di bordo tra le vittime richiama l’attenzione sulla dimensione lavorativa della sicurezza del trasporto marittimo in Europa.

Le persone imbarcate svolgono mansioni che possono comportare esposizione a rischi operativi durante la navigazione, le manovre e le attività di bordo. La formazione, l’organizzazione dei turni, le procedure di manutenzione e la gestione delle emergenze sono componenti della prevenzione.

Le statistiche sui decessi, tuttavia, non permettono di identificare automaticamente le cause degli incidenti. Per stabilire se un evento sia stato determinato da un errore operativo, da un problema tecnico, dalle condizioni meteorologiche o da una combinazione di fattori occorrono le risultanze delle indagini.

La distinzione è essenziale anche per evitare di attribuire responsabilità ai lavoratori o agli operatori sulla base della sola distribuzione statistica delle vittime.

Atlantico, Mediterraneo e Mare del Nord: dove sono avvenuti gli incidenti

La ripartizione geografica mostra una concentrazione dei decessi nell’Oceano Atlantico.

Nel 2025 sono state registrate dieci vittime in incidenti che hanno coinvolto navi dell’Unione nell’area atlantica, corrispondenti al 45,5% del totale. Nel 2024 erano state sette.

Il Mediterraneo ha registrato due decessi, rispetto ai quattro dell’anno precedente. Anche nel Mare del Nord le vittime sono state due, lo stesso numero del 2024.

Nel Mar Baltico è stato rilevato un decesso, dopo due anni senza vittime registrate. Non risultano decessi nel Mar Nero e nel Canale della Manica per le categorie geografiche considerate dalla rilevazione.

Cinque vittime sono state attribuite alla categoria denominata resto del mondo, mentre per altre due non è stato possibile individuare una specifica area geografica.

Il dato del Mediterraneo merita particolare attenzione nella lettura della serie storica. Nel 2022 erano state registrate 20 vittime, un numero molto superiore a quello dei tre anni successivi.

La differenza conferma quanto i risultati annuali possano essere influenzati da eventi concentrati nel tempo.

La classificazione geografica deve inoltre essere letta secondo le definizioni Eurostat. Le categorie relative ai bacini marittimi europei si riferiscono alle rispettive acque territoriali dell’Unione. Gli incidenti avvenuti in acque internazionali o territoriali di Paesi esterni all’UE, pur coinvolgendo navi registrate nell’Unione, vengono invece collocati nella categoria resto del mondo.

Di conseguenza, il numero delle vittime attribuite a un bacino non rappresenta necessariamente tutti gli incidenti verificatisi nell’intera estensione geografica di quel mare.

Il ruolo dell’EMSA e delle indagini sugli incidenti marittimi

La raccolta delle informazioni sugli incidenti costituisce una parte del sistema europeo di prevenzione.

L’EMSA, agenzia dell’Unione europea con sede a Lisbona, gestisce strumenti di monitoraggio e informazione destinati a sostenere la sicurezza della navigazione e la protezione dell’ambiente marino.

La piattaforma EMCIP consente di raccogliere in forma strutturata le informazioni trasmesse dagli organismi investigativi nazionali, favorendo l’utilizzo di criteri comuni.

La normativa europea sulle indagini marittime, sviluppata a partire dalla direttiva 2009/18/CE e successivamente aggiornata, stabilisce principi condivisi per l’esame tecnico degli incidenti.

L’obiettivo delle indagini di sicurezza è individuare le circostanze e i fattori che hanno contribuito agli eventi, così da formulare indicazioni utili a prevenirne la ripetizione. La funzione investigativa in materia di sicurezza rimane distinta dall’accertamento delle responsabilità civili o penali.

Questa separazione permette di analizzare aspetti tecnici, organizzativi e procedurali che potrebbero avere un ruolo nella dinamica degli incidenti.

Sul piano internazionale, il sistema europeo si affianca alle convenzioni elaborate nell’ambito dell’Organizzazione marittima internazionale, tra cui la SOLAS, dedicata alla salvaguardia della vita umana in mare, e la MARPOL, relativa alla prevenzione dell’inquinamento provocato dalle navi.

Le attività di controllo e prevenzione comprendono quindi ambiti differenti, dalla conformità tecnica delle unità alla preparazione degli equipaggi, fino alla gestione dei rischi ambientali.

La qualità delle informazioni raccolte dopo un incidente assume un valore operativo: consente di individuare eventuali problemi ricorrenti e di verificare se le misure di prevenzione adottate rispondano alle criticità effettivamente emerse.

Perché il numero delle vittime non basta a misurare la sicurezza

Il bilancio del 2025 documenta un aumento dei decessi rispetto all’anno precedente, ma la valutazione della sicurezza del trasporto marittimo in Europa non può essere ridotta al confronto tra 15 e 22 vittime.

Il numero assoluto delle persone decedute descrive la gravità delle conseguenze umane degli incidenti. Per misurare l’evoluzione del rischio sarebbe necessario rapportarlo all’attività effettivamente svolta dalle flotte e distinguere le caratteristiche operative dei diversi comparti.

Un aumento del traffico, per esempio, potrebbe modificare il numero complessivo degli eventi senza produrre necessariamente una variazione proporzionale del rischio per singolo viaggio. Analogamente, una riduzione dei decessi non dimostra automaticamente che siano diminuiti tutti gli incidenti o le situazioni potenzialmente pericolose.

Le statistiche Eurostat comprendono anche informazioni sulle persone ferite, mentre il sistema investigativo europeo raccoglie dati su una gamma più ampia di eventi marittimi.

La definizione di incidente marittimo comprende infatti situazioni che possono provocare lesioni, perdita di persone, danni materiali alle navi, collisioni, incagli o conseguenze ambientali rilevanti. Non tutti questi eventi comportano vittime.

Per un’analisi più completa occorre quindi considerare la frequenza degli incidenti, la loro gravità, le tipologie di imbarcazione coinvolte e le condizioni nelle quali si sono verificati.

Esiste inoltre una questione legata alla disponibilità delle informazioni. Eurostat non diffonde i dati dettagliati per singolo Paese di registrazione, perché sono considerati riservati nell’ambito di questa specifica raccolta. Le informazioni vengono aggregate tra navi registrate nell’Unione, navi di Paesi esterni e, quando necessario, registrazioni non determinate.

Non sarebbe pertanto corretto utilizzare il totale europeo per costruire classifiche nazionali o attribuire una parte delle vittime a specifiche flotte senza ulteriori riscontri documentali.

I dati possono anche essere revisionati dopo la conclusione delle indagini e la trasmissione delle relazioni definitive all’EMSA. Il quadro statistico relativo a un determinato anno non è quindi necessariamente immutabile.

Per gli operatori marittimi, le autorità di controllo e gli organismi impegnati nella prevenzione, il valore della rilevazione risiede soprattutto nella possibilità di collegare le serie storiche alle informazioni tecniche sugli eventi.

La disponibilità di dati comparabili, accompagnati da indagini complete e aggiornamenti successivi, permette di distinguere le oscillazioni occasionali dai problemi che richiedono interventi specifici sulle procedure operative, sulle attrezzature o sulla formazione del personale.