Professionista sanitario parla con una persona anziana delle difficoltà nelle attività quotidiane.

Quasi una persona su quattro tra quelle a rischio di povertà nell’Unione europea dichiara difficoltà moderate o gravi nel camminare. La percentuale, pari al 24,9% nel 2025, scende al 16,9% tra le persone che non si trovano nella stessa condizione economica. Otto punti percentuali di differenza che rappresentano il divario più ampio tra le attività quotidiane esaminate da Eurostat nella rilevazione pubblicata il 28 ottobre 2026.

I risultati riguardano anche la capacità di vedere, ricordare, concentrarsi, comunicare e provvedere alla cura personale. In tutte e sei le attività considerate, le persone con redditi inferiori alla soglia statistica di povertà relativa dichiarano limitazioni funzionali con maggiore frequenza rispetto al resto della popolazione.

Il confronto tra difficoltà di salute e rischio di povertà offre una misura delle disuguaglianze nelle condizioni di vita europee. Non permette, tuttavia, di stabilire che le difficoltà economiche siano direttamente responsabili dei problemi di salute. Le limitazioni fisiche o cognitive possono precedere una situazione di vulnerabilità finanziaria, contribuire alla riduzione del reddito oppure accompagnarsi ad altri fattori, tra cui l’età e le condizioni lavorative.

Camminare, ricordare e provvedere a sé stessi: dove emergono le differenze

La rilevazione Eurostat prende in esame sei attività fondamentali per l’autonomia personale, considerando le difficoltà dichiarate di intensità moderata o grave.

Dopo la mobilità, uno degli scostamenti maggiori riguarda la memoria e la concentrazione. Nel 2025 il 20,6% delle persone a rischio di povertà ha segnalato problemi in queste attività, contro il 14,5% delle persone non esposte al rischio. La distanza raggiunge quindi 6,1 punti percentuali.

Le difficoltà visive interessano rispettivamente il 23,8% e il 18,9% dei due gruppi, con una differenza di 4,9 punti. Anche la capacità di occuparsi autonomamente della propria persona presenta un divario significativo: il 10,1% delle persone a rischio di povertà segnala difficoltà nella cura di sé, rispetto al 5,8% delle altre.

Quest’ultimo indicatore assume particolare rilievo perché riguarda operazioni essenziali, come lavarsi e vestirsi. Le limitazioni possono comportare la necessità di assistenza, modificare l’organizzazione familiare e incidere sulla possibilità di vivere senza un sostegno continuativo.

Le difficoltà nella comunicazione vengono dichiarate dal 7,5% delle persone a rischio di povertà, contro il 4% del gruppo di confronto. La distanza più contenuta riguarda invece l’udito: 12,9% rispetto all’11,1%.

La distribuzione dei risultati indica che il rapporto tra difficoltà di salute e rischio di povertà interessa ambiti differenti dell’autonomia quotidiana. Le percentuali non descrivono necessariamente persone diverse: lo stesso individuo può presentare più limitazioni e rientrare contemporaneamente in diverse categorie.

Come Eurostat misura il rischio di povertà e le limitazioni funzionali

I dati provengono da EU-SILC, l’indagine europea sul reddito e sulle condizioni di vita, che comprende un modulo periodico dedicato alla salute. Le informazioni del 2025 riguardano la popolazione di almeno 16 anni residente in famiglie private.

Le variabili utilizzate per misurare le difficoltà nelle attività fondamentali sono state sviluppate dal Washington Group on Disability Statistics, un organismo internazionale che promuove strumenti statistici comparabili per la rilevazione delle limitazioni funzionali.

Le risposte descrivono difficoltà dichiarate direttamente dagli intervistati, non diagnosi cliniche accertate attraverso esami medici. Si tratta di una distinzione necessaria: la percezione di una limitazione nello svolgimento di un’attività non coincide automaticamente con la presenza di una specifica patologia né determina, da sola, il riconoscimento giuridico di una disabilità.

La popolazione osservata esclude generalmente le persone residenti in strutture collettive, comprese le istituzioni assistenziali. Questa caratteristica deve essere considerata quando si interpretano i dati relativi all’autonomia delle persone con maggiori necessità di assistenza.

Anche il concetto di rischio di povertà richiede una precisazione. Eurostat considera a rischio le persone il cui reddito disponibile equivalente, dopo i trasferimenti sociali, risulta inferiore al 60% della mediana nazionale.

Il reddito viene corretto tenendo conto della dimensione e della composizione familiare, affinché possano essere confrontate situazioni domestiche differenti.

La soglia varia da Paese a Paese perché dipende dalla distribuzione nazionale dei redditi. Di conseguenza, essere classificati a rischio di povertà non significa necessariamente disporre dello stesso potere d’acquisto o affrontare identiche condizioni materiali in tutta l’Unione europea.

La classificazione misura una condizione economica relativa, non direttamente il patrimonio posseduto o la disponibilità effettiva di tutti i beni e servizi necessari.

Il rapporto tra reddito, condizioni di salute e possibilità di lavorare

L’associazione tra difficoltà di salute e rischio di povertà può essere interpretata considerando diversi meccanismi che collegano la condizione economica all’autonomia personale.

Un reddito limitato può restringere la possibilità di sostenere spese sanitarie, acquistare dispositivi di supporto, adattare l’abitazione o ricorrere a servizi di assistenza. La disponibilità di prestazioni pubbliche e di forme di protezione sociale può attenuare queste difficoltà, ma il loro effetto concreto dipende dalle caratteristiche dei sistemi nazionali e dai bisogni individuali.

Il rapporto può svilupparsi anche nella direzione opposta. Una persona che incontra problemi nel camminare, concentrarsi o comunicare può avere maggiori difficoltà a svolgere determinate mansioni, mantenere un’occupazione o accedere a nuove opportunità professionali.

Le conseguenze economiche dipendono dal tipo di limitazione, dalle condizioni di lavoro e dalla presenza di strumenti di adattamento. Ambienti accessibili, mansioni compatibili con le capacità individuali e servizi di sostegno possono contribuire a contenere gli ostacoli all’occupazione.

L’età costituisce un ulteriore elemento da considerare. Diverse limitazioni funzionali diventano più frequenti con l’invecchiamento e la composizione anagrafica dei gruppi confrontati può incidere sulle percentuali complessive. Per isolare l’effetto della condizione economica servirebbero analisi che controllino statisticamente l’influenza dell’età e di altre caratteristiche individuali.

La rilevazione del 2025 fotografa quindi una differenza di frequenza tra due gruppi di popolazione. Non dimostra quale fattore abbia determinato le difficoltà dichiarate, né consente di attribuire a una singola causa l’intero divario osservato.

Le spese sanitarie aggravano le differenze tra i gruppi di reddito

Un approfondimento Eurostat dedicato ai problemi di salute e all’onere economico delle cure permette di osservare un’altra dimensione della questione.

Nel 2025, nell’Unione europea, il 19,1% delle persone a rischio di povertà ha dichiarato che le cure mediche rappresentavano un onere finanziario elevato, contro il 12,5% delle persone non a rischio. La differenza è di 6,6 punti percentuali.

Il dato riguarda il peso economico percepito delle prestazioni sanitarie e non deve essere confuso con la percentuale di persone che rinunciano alle cure. Una prestazione può essere effettuata pur comportando una spesa giudicata gravosa per il bilancio familiare.

Il confronto tra le fasce di reddito conferma che la sostenibilità delle spese mediche varia sensibilmente. Nel primo quintile della distribuzione europea, che comprende il 20% della popolazione con redditi equivalenti più bassi, il 18,7% dichiara un onere finanziario elevato per le cure. Nel quinto quintile, corrispondente al 20% con redditi più alti, la quota scende all’8,5%.

Questi risultati aggiungono un elemento concreto all’analisi delle difficoltà di salute e rischio di povertà: accanto alle limitazioni funzionali si osserva una diversa capacità economica di affrontare le spese legate all’assistenza sanitaria.

Le due misure descrivono fenomeni collegati, ma distinti. Una persona può avere difficoltà funzionali senza sostenere spese mediche elevate, mentre un’altra può affrontare costi sanitari significativi pur non dichiarando problemi nelle sei attività esaminate.

Il caso italiano e le differenze nel peso economico delle cure

L’approfondimento Eurostat sull’onere finanziario delle prestazioni sanitarie mostra differenze nazionali particolarmente marcate.

In Italia, nel 2025, il 47,6% delle persone a rischio di povertà ha dichiarato un peso economico elevato delle cure mediche. Tra le persone non a rischio, la percentuale si attesta al 34,3%.

La distanza italiana raggiunge quindi 13,3 punti percentuali, superiore ai 6,6 punti osservati complessivamente nell’Unione europea.

Nella stessa rilevazione, la quota di persone a rischio di povertà che segnala un onere elevato varia dal 5,6% della Slovenia al 47,6% dell’Italia. Si tratta di un confronto riferito specificamente alla percezione del costo delle cure, non alla diffusione delle limitazioni funzionali.

Anche la distribuzione per reddito presenta un dato significativo. In Italia il 25,1% delle persone appartenenti al quinto più ricco della popolazione dichiara un peso finanziario elevato delle cure mediche. Il divario rispetto al quinto più povero raggiunge 22,5 punti percentuali.

La situazione italiana indica che l’onere sanitario percepito non riguarda esclusivamente le famiglie classificate a rischio di povertà. Le differenze possono dipendere da molteplici elementi, tra cui la composizione delle spese sostenute, le necessità sanitarie e le caratteristiche dei servizi disponibili.

Non sarebbe corretto attribuire automaticamente questi risultati a una particolare carenza del sistema sanitario nazionale. Per stabilire quanto incidano ticket, prestazioni private, tempi di accesso o altri fattori occorrono informazioni più specifiche sulle spese effettivamente sostenute e sulle modalità di utilizzo dei servizi.

Il confronto geografico documenta comunque una differenza concreta: il peso economico dichiarato delle cure cambia considerevolmente tra i Paesi europei, anche all’interno dei gruppi con redditi relativamente più elevati.

Autonomia quotidiana e accessibilità dei servizi

L’analisi delle difficoltà di salute e rischio di povertà riguarda anche l’organizzazione dei servizi necessari a mantenere l’autonomia personale.

Una limitazione nella mobilità può incidere in maniera diversa sulla vita quotidiana in base all’accessibilità dei trasporti, alla presenza di barriere architettoniche e alla possibilità di raggiungere strutture sanitarie o attività lavorative.

Analogamente, problemi visivi o difficoltà nella comunicazione possono avere conseguenze differenti a seconda della disponibilità di strumenti assistivi, tecnologie accessibili e servizi di accompagnamento.

Queste condizioni non vengono misurate direttamente dalle percentuali diffuse il 28 ottobre, ma rappresentano elementi rilevanti nella valutazione delle esigenze di assistenza.

La differenza tra i gruppi economici pone inoltre una questione di organizzazione territoriale. La disponibilità formale di una prestazione sanitaria non garantisce necessariamente la stessa facilità di accesso a tutte le persone. Distanze, collegamenti, necessità di accompagnamento e costi indiretti possono modificare concretamente la possibilità di utilizzare un servizio.

Il quadro Eurostat suggerisce quindi l’utilità di leggere congiuntamente le informazioni sul reddito, le limitazioni funzionali e il costo dell’assistenza, senza ridurre fenomeni differenti a un unico indicatore.

La distinzione è rilevante anche nella programmazione delle politiche sociali. Gli interventi di sostegno economico affrontano una componente della vulnerabilità, mentre i servizi domiciliari, gli adattamenti degli ambienti e le misure per l’accessibilità rispondono a esigenze funzionali che possono persistere indipendentemente dal reddito.

Che cosa consentono di valutare i dati del 2025

La rilevazione europea fornisce una base statistica per individuare gruppi di popolazione nei quali le limitazioni quotidiane risultano più frequenti. Per comprendere le ragioni delle differenze occorrono però ulteriori approfondimenti.

I risultati aggregati non permettono di stabilire se una limitazione sia comparsa prima o dopo il peggioramento della condizione economica. Non indicano neppure quanto pesino, separatamente, le caratteristiche demografiche, le condizioni professionali o l’accesso ai servizi sanitari.

La distinzione assume particolare importanza quando i dati vengono utilizzati per definire priorità di intervento. Un aumento delle risorse economiche disponibili può migliorare la possibilità di sostenere determinate spese, ma non elimina automaticamente le limitazioni causate da condizioni di salute. Allo stesso tempo, servizi accessibili possono ridurre gli ostacoli quotidiani anche quando non modificano direttamente il reddito familiare.

Eurostat mette a disposizione informazioni disaggregate per età, sesso, tipo di attività e intensità della difficoltà. Questi dettagli consentono analisi più mirate rispetto al semplice confronto tra persone economicamente vulnerabili e resto della popolazione.

La pubblicazione del 28 ottobre 2026 documenta una differenza presente in tutte e sei le attività considerate. Il divario massimo riguarda la capacità di camminare, con otto punti percentuali, mentre quello minimo interessa l’udito, con 1,8 punti.

Sono differenze che possono orientare ulteriori indagini sulle condizioni di autonomia, soprattutto quando vengono incrociate con le caratteristiche anagrafiche e con gli indicatori economici. La disponibilità dei dati per singola attività permette, in particolare, di distinguere i bisogni legati alla mobilità da quelli relativi alla comunicazione, alla memoria e alla cura personale, evitando di trattare tutte le limitazioni funzionali come una condizione uniforme.