Operatori organizzano attrezzature sportive in un magazzino destinato alla distribuzione.

Nel 2025 l’Unione europea ha importato articoli sportivi da Paesi extra UE per 11,8 miliardi di euro, a fronte di esportazioni per 7,2 miliardi. Il valore complessivo degli scambi con il resto del mondo ha raggiunto i 19 miliardi, con un disavanzo commerciale di circa 4,7 miliardi. Sono i principali risultati dell’aggiornamento Eurostat sul commercio internazionale di articoli sportivi, inserito nel calendario delle pubblicazioni del 25 ottobre 2026.

La rilevazione comprende un insieme piuttosto ampio di prodotti: calzature e abbigliamento tecnico, biciclette, sci, attrezzature per palestre, articoli per gli sport acquatici e altre categorie utilizzate nelle attività sportive e ricreative. Una composizione che spiega perché il valore degli scambi internazionali non dipenda esclusivamente dalle vendite di attrezzature destinate alle discipline più praticate.

Il mercato europeo presenta inoltre differenze significative tra Paesi. La Germania è il principale esportatore dell’Unione in termini di valore, mentre l’Italia si distingue per il saldo commerciale positivo. Nel 2025 il surplus italiano è stato di circa 500 milioni di euro, secondo soltanto a quello del Belgio. Il dato comprende gli scambi con gli altri Stati membri e con i mercati esterni all’Unione.

Il peso delle importazioni e le categorie più rilevanti

Le calzature sportive costituiscono la principale categoria di prodotti importati nell’Unione europea da Paesi terzi. Nel 2025 hanno rappresentato il 29,4% del valore complessivo delle importazioni extra UE di articoli sportivi, seguite dalle attrezzature per ginnastica, atletica e nuoto, con una quota del 27,6%.

Considerate insieme, queste due categorie superano il 57% del valore delle importazioni del settore. La loro incidenza riflette la rilevanza economica di prodotti commercializzati attraverso canali diversi, dai negozi specializzati alle grandi catene distributive, fino alle piattaforme di vendita online.

La distribuzione cambia osservando le esportazioni europee. La categoria più importante è quella delle imbarcazioni e delle attrezzature per gli sport acquatici, che rappresenta il 25,5% del valore esportato verso Paesi extra UE. Seguono gli articoli per ginnastica, atletica e nuoto, con il 23,6%.

Le due categorie hanno generato rispettivamente circa 1,8 e 1,7 miliardi di euro di esportazioni nel 2025. Le calzature sportive occupano una posizione rilevante anche sul versante delle vendite internazionali, sebbene il loro peso sia inferiore rispetto a quello registrato nelle importazioni.

La composizione merceologica è determinante per interpretare il commercio internazionale di articoli sportivi. Un’attrezzatura destinata alla nautica può avere un valore unitario molto superiore a quello di palloni, racchette o accessori per l’allenamento. Di conseguenza, una categoria può assumere un peso considerevole nel valore degli scambi pur rappresentando una quota relativamente contenuta dei pezzi commercializzati.

La classificazione Eurostat comprende tredici gruppi merceologici, identificati attraverso i codici del Sistema armonizzato utilizzato nelle statistiche commerciali internazionali.

Oltre alle categorie principali, vengono considerati gli attrezzi per golf e sport con racchetta, i palloni, gli articoli per la pesca, i pattini, i paracadute e le armi da fuoco per uso sportivo. Per le imbarcazioni sono previste specifiche esclusioni merceologiche, tra cui determinate tipologie di motoscafi da diporto o sportivi.

Questa delimitazione statistica consente confronti tra Paesi, ma non coincide necessariamente con tutte le attività economiche comunemente associate allo sport.

Esportazioni e importazioni, come sono cambiati gli scambi dal 2020

Il confronto con il 2020 mostra una crescita del valore degli scambi extra UE, accompagnata però da un ampliamento del disavanzo commerciale.

Nel periodo 2020-2025 le importazioni europee di articoli sportivi sono aumentate del 16,3%, mentre le esportazioni sono cresciute dell’11,4%. In termini assoluti, l’incremento è stato di circa 1,7 miliardi di euro per le importazioni e di 700 milioni per le esportazioni.

Il disavanzo è così passato da circa 3,7 miliardi a 4,7 miliardi di euro.

La crescita non è stata uniforme. Le esportazioni di attrezzature per sport con racchetta sono aumentate del 90,2% rispetto al 2020, mentre quelle di articoli per il golf hanno registrato un incremento dell’84%. In valore assoluto, l’aumento maggiore ha riguardato le attrezzature per ginnastica, atletica e nuoto, con circa 400 milioni di euro aggiuntivi.

Le calzature sportive hanno seguito una traiettoria differente: il valore delle esportazioni extra UE è diminuito del 28% nell’arco dei cinque anni.

Sul versante delle importazioni, gli articoli per il golf e gli sport con racchetta hanno registrato incrementi superiori al 100%, mentre biciclette e attrezzature per gli sport acquatici hanno mostrato una riduzione del valore importato rispetto al 2020.

Il confronto annuale restituisce un andamento più articolato. Dopo la contrazione delle importazioni registrata nel 2023, il valore degli acquisti extra UE ha ripreso ad aumentare. Tra il 2024 e il 2025 le importazioni sono cresciute di circa 900 milioni di euro, mentre le esportazioni sono diminuite di circa 200 milioni.

Queste variazioni descrivono il valore degli scambi commerciali e non permettono, da sole, di stabilire se siano aumentate o diminuite le quantità fisiche vendute. I risultati possono risentire anche dei prezzi dei prodotti, della composizione delle merci e delle caratteristiche delle transazioni.

Italia seconda nell’Unione europea per saldo commerciale positivo

Il dato italiano è uno degli elementi più significativi dell’aggiornamento Eurostat. Nel 2025, considerando congiuntamente gli scambi con gli altri Paesi dell’Unione e quelli extra UE, l’Italia ha registrato un saldo positivo di circa mezzo miliardo di euro nel commercio di articoli sportivi.

Soltanto il Belgio ha conseguito un risultato superiore, con un avanzo vicino a 1,4 miliardi.

Nel complesso, undici Stati membri hanno registrato esportazioni superiori alle importazioni, mentre sedici hanno presentato un disavanzo.

La posizione italiana assume particolare interesse perché il settore comprende attività produttive molto differenti. Accanto alle attrezzature tradizionali trovano spazio prodotti che richiedono lavorazioni specializzate, materiali tecnici e competenze industriali specifiche.

Il comparto delle attrezzature sportive comprende, per esempio, la progettazione e la fabbricazione di prodotti destinati agli sport invernali, al fitness, al ciclismo e alle attività acquatiche. Le diverse specializzazioni contribuiscono alla presenza europea sui mercati internazionali, anche se la statistica commerciale non permette di ricostruire direttamente il valore aggiunto generato dai singoli produttori.

Un saldo positivo non significa infatti che tutti i prodotti esportati siano stati fabbricati nel Paese che ne registra la vendita internazionale. Una parte delle merci può essere importata e successivamente riesportata, oppure attraversare diversi mercati prima della destinazione finale.

La distinzione è particolarmente importante quando si confrontano Paesi caratterizzati da una forte base manifatturiera con economie che svolgono anche importanti funzioni logistiche e distributive.

La rilevazione sul commercio internazionale di articoli sportivi documenta quindi la posizione competitiva dell’Italia negli scambi, ma non consente di attribuire automaticamente l’intero saldo positivo alla produzione nazionale.

Per valutare quest’ultima servono indicatori ulteriori, come fatturato delle imprese manifatturiere, occupazione, produzione industriale e valore aggiunto.

Germania, Belgio e Paesi Bassi guidano i flussi commerciali europei

La Germania ha registrato nel 2025 esportazioni di articoli sportivi per circa 4,6 miliardi di euro, risultando il principale esportatore dell’Unione.

Seguono i Paesi Bassi, con 4,1 miliardi, e il Belgio, con 3,8 miliardi.

La Germania occupa anche il primo posto per valore delle importazioni, pari a 6,2 miliardi di euro. Francia e Paesi Bassi seguono rispettivamente con circa 4,2 e 4,1 miliardi.

Questi risultati mostrano che i principali esportatori non coincidono necessariamente con i Paesi che presentano i maggiori avanzi commerciali.

La Germania, pur guidando la graduatoria delle esportazioni, ha registrato un deficit vicino a 1,6 miliardi di euro. Anche Spagna e Francia hanno presentato saldi negativi, rispettivamente nell’ordine di 1,1 e 1 miliardo.

Il caso dei Paesi Bassi e del Belgio richiede inoltre di considerare il ruolo delle infrastrutture commerciali.

Eurostat richiama il cosiddetto effetto Rotterdam, legato al transito di merci attraverso grandi porti europei. I prodotti provenienti dall’esterno dell’Unione possono essere registrati come importazioni nel Paese in cui entrano in libera pratica e successivamente essere spediti verso altri Stati membri.

Questo meccanismo contribuisce ad aumentare il valore dei flussi attribuiti alle economie che ospitano importanti nodi logistici, senza che tutte le merci siano necessariamente destinate al loro mercato interno.

Un confronto corretto tra i risultati nazionali richiede quindi di distinguere attività industriale, distribuzione internazionale e operazioni di riesportazione.

Il mercato unico assorbe la maggior parte degli scambi tra i Paesi europei

Una caratteristica rilevante del commercio internazionale di articoli sportivi è il peso delle transazioni che avvengono all’interno dell’Unione.

Nel 2025, il 75,9% del valore delle esportazioni di articoli sportivi registrate dagli Stati membri era diretto verso altri Paesi UE. Sul versante delle importazioni, la quota degli scambi intraeuropei raggiungeva il 64,1%.

Le percentuali riguardano i flussi complessivi dichiarati dai singoli Paesi, comprendendo le operazioni interne al mercato unico. Non devono essere confuse con i 7,2 miliardi di esportazioni e gli 11,8 miliardi di importazioni extra UE, che misurano esclusivamente il rapporto commerciale dell’Unione con il resto del mondo.

In venticinque Stati membri le esportazioni verso altri Paesi europei rappresentavano la parte prevalente delle vendite internazionali di articoli sportivi.

Soltanto Irlanda e Finlandia presentavano una quota di esportazioni extra UE superiore a quella degli scambi interni.

La situazione era simile per le importazioni. In ventiquattro Paesi il valore degli acquisti da altri Stati membri superava quello delle importazioni da mercati esterni. Le eccezioni erano Paesi Bassi, Belgio e Irlanda.

Il mercato unico svolge dunque un ruolo centrale nella circolazione delle attrezzature sportive, anche quando i prodotti hanno origine fuori dall’Europa.

Una calzatura fabbricata in Asia può entrare nell’Unione attraverso un Paese, essere distribuita da un operatore stabilito in un secondo Stato e raggiungere successivamente il consumatore in un terzo mercato nazionale.

La presenza di più transazioni commerciali non corrisponde però a una moltiplicazione dei consumi finali.

Cina e Vietnam tra i principali fornitori, Stati Uniti primo mercato esterno

La provenienza delle merci evidenzia una significativa concentrazione delle importazioni europee in alcuni mercati asiatici.

Nel 2025 la Cina è rimasta il principale partner extra UE per l’importazione di articoli sportivi. Secondo la distribuzione per Paese partner presentata da Eurostat, la sua quota sul valore complessivo delle importazioni era del 22%, seguita dal Vietnam con il 19,1% e dall’Indonesia con il 4,8%.

La specializzazione merceologica dei fornitori contribuisce a spiegare questi risultati.

Le importazioni provenienti dal Vietnam e dall’Indonesia sono costituite quasi interamente, in termini di valore, da calzature sportive. Nel caso della Cina, invece, assumono particolare rilevanza le attrezzature per ginnastica, atletica e nuoto, che rappresentano quasi la metà del valore delle importazioni europee provenienti da quel Paese.

Taiwan presenta una presenza significativa nelle biciclette, mentre il Pakistan si distingue per i palloni, che costituiscono circa il 60% del valore degli articoli sportivi importati dall’Unione da quel mercato.

Le destinazioni delle esportazioni europee seguono una distribuzione differente.

Gli Stati Uniti hanno rappresentato il principale mercato extra UE nel 2025, assorbendo il 20% del valore delle esportazioni europee di articoli sportivi, per circa 1,4 miliardi di euro.

Seguono Regno Unito e Svizzera, rispettivamente con quote del 15% e del 13,1%.

Questi tre mercati concentrano complessivamente quasi la metà delle esportazioni europee dirette fuori dall’Unione.

Nel periodo 2020-2025 la quota statunitense è aumentata di 4,2 punti percentuali, mentre quella britannica è diminuita di 11,5 punti.

La composizione delle esportazioni verso i diversi mercati resta comunque eterogenea. Le imbarcazioni e le attrezzature per gli sport acquatici occupano una posizione significativa negli scambi con gli Stati Uniti, mentre una parte consistente delle esportazioni europee di biciclette è diretta verso Svizzera e Regno Unito.

Perché il valore degli scambi non misura il consumo sportivo

I dati sul commercio internazionale di articoli sportivi descrivono le merci che attraversano le frontiere, non gli acquisti effettuati direttamente dalle famiglie.

La distinzione riguarda sia il valore economico sia le categorie considerate.

Eurostat utilizza informazioni provenienti da COMEXT, il sistema statistico europeo dedicato agli scambi internazionali di beni. Le transazioni vengono classificate secondo il Paese dichiarante, il partner commerciale, il prodotto, il periodo di riferimento e la direzione del flusso.

Per le esportazioni viene considerato il valore statistico alla frontiera secondo il criterio FOB, mentre per le importazioni si utilizza il criterio CIF, che comprende anche i costi di assicurazione e trasporto fino alla frontiera del Paese importatore.

Questi importi non corrispondono ai prezzi finali pagati dai consumatori.

Il prezzo di vendita di un articolo sportivo può includere successivamente distribuzione, trasporto interno, margini commerciali e imposte applicabili.

Anche la classificazione dei prodotti richiede attenzione. Le statistiche sul commercio comprendono articoli destinati tanto alla pratica sportiva quanto ad alcune attività ricreative, mentre non includono automaticamente tutti i servizi collegati allo sport.

Restano fuori, per esempio, le prestazioni degli istruttori, gli abbonamenti agli impianti sportivi e i ricavi derivanti dall’organizzazione di manifestazioni.

Per analizzare la domanda finale occorrono quindi fonti statistiche differenti, come le indagini sulla spesa delle famiglie, i dati sulle vendite al dettaglio e le rilevazioni sui consumi.

Un aumento delle importazioni di attrezzature per il fitness potrebbe dipendere da una maggiore domanda, da variazioni nei prezzi o da cambiamenti nell’approvvigionamento delle imprese. Il solo valore delle importazioni non permette di distinguere queste possibilità.

Le produzioni europee tra specializzazione industriale e distribuzione

Il commercio internazionale di articoli sportivi offre indicazioni utili anche sulla struttura delle filiere europee.

Le statistiche del 2025 mostrano una presenza significativa dell’Unione nelle esportazioni di attrezzature per gli sport acquatici, di prodotti per ginnastica e atletica e di articoli destinati agli sport invernali.

Le specializzazioni cambiano sensibilmente tra i Paesi. Secondo Eurostat, gli sci e le relative attrezzature rappresentano il 52,1% del valore delle esportazioni sportive dell’Austria, il 33,2% di quelle della Romania e il 32,7% di quelle della Bulgaria.

Le biciclette costituiscono invece la principale categoria esportata dal Portogallo, con il 59,4% del valore complessivo degli articoli sportivi esportati dal Paese, e dalla Lituania, con il 38,8%.

Le attrezzature per ginnastica, atletica e nuoto rappresentano la categoria di esportazione più importante in otto Stati membri.

Questi risultati evidenziano modelli produttivi e commerciali differenti, nei quali la specializzazione per disciplina sportiva può avere un peso maggiore della dimensione complessiva del mercato nazionale.

Per l’Italia, il saldo commerciale positivo conferma una posizione favorevole nel confronto europeo, ma richiede di essere letto insieme agli indicatori industriali.

Le imprese del settore operano infatti in catene del valore che possono comprendere progettazione, produzione di componenti, assemblaggio, distribuzione e commercializzazione internazionale. Una parte delle attività può svolgersi in Paesi diversi da quello in cui viene registrata l’esportazione finale.

Le informazioni sul commercio estero consentono di individuare mercati di destinazione, categorie di prodotti e rapporti tra acquisti e vendite internazionali. La capacità produttiva effettiva, invece, deve essere valutata attraverso statistiche specifiche sulla manifattura.

La distinzione assume particolare rilevanza per un settore nel quale convivono articoli di largo consumo e beni tecnici ad alto valore unitario. Un incremento delle esportazioni di imbarcazioni sportive, per esempio, può incidere sensibilmente sul valore complessivo degli scambi senza corrispondere a un aumento proporzionale delle quantità esportate.

Per le imprese europee che operano nella produzione e nella distribuzione di attrezzature sportive, il dato da osservare non è quindi soltanto il saldo commerciale nazionale, ma anche la composizione merceologica degli scambi e la destinazione dei prodotti.

La rilevazione Eurostat del 2025 permette di distinguere questi elementi attraverso categorie omogenee e confrontabili. Per misurare la competitività industriale delle singole produzioni occorre però affiancare ai valori doganali i dati sulle quantità, sui prezzi medi e sull’origine effettiva dei beni commercializzati.