Fontanella pubblica per l'acqua potabile in una piazza urbana durante una giornata calda

Sei interventi già conosciuti dalla sanità pubblica potrebbero evitare circa 1,6 milioni di decessi all’anno, ridurre le emissioni di gas serra e produrre benefici economici per migliaia di miliardi di dollari. È la stima presentata il 4 novembre 2026 dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), che ha pubblicato una nuova valutazione internazionale sui costi e sui risultati delle politiche dedicate al rapporto tra cambiamento climatico e salute.

Il documento, intitolato Global benefits and costs of prioritized actions on climate change and health, esamina interventi che riguardano la protezione dalle temperature estreme, l’accesso all’acqua potabile, i servizi igienico-sanitari, l’energia domestica e le politiche fiscali sui combustibili fossili.

La cifra di 1,6 milioni di vite salvate rappresenta una proiezione statistica, non un risultato sanitario già ottenuto. Lo studio confronta scenari nei quali gli interventi vengono progressivamente estesi con situazioni nelle quali tale ampliamento non avviene. Il periodo complessivo considerato va dal 2024 al 2075, ma gli orizzonti temporali variano a seconda delle misure.

L’analisi è stata condotta su 187 Paesi e costituisce uno dei tentativi più articolati dell’OMS di quantificare congiuntamente i benefici sanitari, ambientali ed economici delle politiche climatiche.

Sei interventi che agiscono su rischi sanitari differenti

Le misure individuate dall’OMS affrontano problemi distinti, collegati sia agli effetti diretti del riscaldamento globale sia a fattori ambientali che aggravano le condizioni di salute.

Il primo intervento consiste nell’ampliamento dei sistemi di allerta sanitaria per le temperature estreme. Si tratta di strumenti che associano le previsioni meteorologiche alla valutazione dei rischi per la popolazione, permettendo alle autorità di predisporre misure di protezione prima dell’arrivo delle ondate di calore.

Un sistema efficace richiede procedure operative, comunicazioni accessibili e servizi capaci di raggiungere le persone maggiormente esposte. Tra queste rientrano anziani, persone con patologie croniche, lavoratori all’aperto e cittadini che vivono in abitazioni difficili da raffrescare.

Il secondo intervento riguarda l’accesso ad acqua potabile sicura attraverso infrastrutture resistenti agli eventi climatici. Siccità, alluvioni e precipitazioni intense possono compromettere la disponibilità e la qualità delle risorse idriche. La continuità del servizio dipende dalla capacità di proteggere captazioni, impianti di trattamento e reti di distribuzione.

La terza misura prevede il rafforzamento dei servizi igienico-sanitari di base, con particolare attenzione alla loro resilienza climatica. Sistemi di raccolta e gestione dei reflui inadeguati possono favorire la contaminazione delle acque, soprattutto durante eventi meteorologici estremi.

Il quarto intervento è dedicato all’igiene delle mani e alla disponibilità di strutture e servizi che consentano il lavaggio con acqua e sapone. Sebbene sia collegato ai servizi igienico-sanitari, l’OMS lo considera una misura autonoma, per la quale è possibile stimare specifici effetti sulla prevenzione delle malattie.

La quinta azione consiste nella diffusione di combustibili e tecnologie domestiche più puliti per cucinare e riscaldare gli ambienti. L’obiettivo è diminuire l’esposizione agli inquinanti prodotti dalla combustione domestica, particolarmente rilevante nelle abitazioni che utilizzano sistemi inefficienti o altamente inquinanti.

La sesta misura riguarda le politiche fiscali capaci di attribuire ai combustibili fossili prezzi più coerenti con i loro costi ambientali e sanitari. L’OMS prende in considerazione, tra gli strumenti possibili, l’eliminazione dei sussidi inefficienti e l’applicazione di imposte correttive.

Queste politiche possono ridurre il consumo di combustibili fossili e, di conseguenza, l’esposizione della popolazione all’inquinamento atmosferico.

Il peso dell’inquinamento e il contributo delle politiche energetiche

La quota maggiore dei decessi potenzialmente evitabili deriva proprio dalle politiche sui combustibili fossili.

Secondo le elaborazioni dell’OMS, una riforma efficiente dei prezzi potrebbe prevenire circa 1,2 milioni di morti ogni anno, pari approssimativamente al 77% del risultato sanitario complessivo stimato.

Il meccanismo principale riguarda la diminuzione dell’inquinamento atmosferico associato alla combustione di fonti fossili. Una minore esposizione agli inquinanti può ridurre il rischio di patologie cardiovascolari e respiratorie, comprese cardiopatie ischemiche, ictus e malattie polmonari croniche.

La relazione tra cambiamento climatico e salute assume qui una caratteristica particolare: i benefici sanitari possono manifestarsi attraverso la riduzione dell’inquinamento anche prima che diventino misurabili gli effetti di lungo periodo sul clima globale.

Le politiche energetiche considerate dallo studio comprendono interventi destinati a modificare comportamenti di consumo, investimenti e convenienza economica delle diverse fonti energetiche.

L’analisi attribuisce a queste misure anche il maggiore potenziale di riduzione delle emissioni: circa 16,35 miliardi di tonnellate di CO₂ equivalente su un totale stimato di 16,67 miliardi.

La grandezza del risultato riflette tuttavia ipotesi di applicazione su scala internazionale. Non rappresenta una riduzione delle emissioni già osservata né un obiettivo automaticamente raggiungibile attraverso una singola misura fiscale.

Inoltre, una riforma dei prezzi energetici può avere conseguenze distributive differenti tra famiglie e imprese. L’effettiva realizzazione dei benefici dipenderebbe anche dalle modalità di introduzione delle misure e dalla capacità dei governi di gestirne gli effetti economici e sociali.

Acqua, igiene ed energia domestica: quanto incidono sulla mortalità

Accanto alle politiche sui combustibili fossili, lo studio quantifica i benefici sanitari delle altre cinque azioni.

L’estensione dei sistemi di allerta per le ondate di calore potrebbe evitare mediamente circa 100.000 decessi all’anno nel periodo considerato. Il risultato dipende dall’effettiva capacità di trasformare un avviso meteorologico in interventi di prevenzione.

Per i servizi di acqua potabile sicura e resilienti ai cambiamenti climatici, la stima è di circa 60.000 morti evitate annualmente. I servizi igienico-sanitari di base contribuirebbero con circa 30.000 decessi evitati, mentre la diffusione delle strutture per l’igiene delle mani ne eviterebbe approssimativamente 80.000.

La transizione verso fonti energetiche domestiche più pulite potrebbe prevenire altri 90.000 decessi all’anno.

Si tratta di valori arrotondati, riferiti alle medie annuali delle proiezioni. Non corrispondono necessariamente ai risultati attesi in ciascun anno, poiché l’estensione degli interventi e i relativi effetti sanitari possono cambiare nel tempo.

Le stime evidenziano un elemento rilevante per comprendere il rapporto tra cambiamento climatico e salute: alcune misure migliorano direttamente condizioni essenziali di vita, indipendentemente dalla velocità con cui si riuscirà a contenere il riscaldamento globale.

Disporre di acqua sicura, servizi igienici funzionanti e tecnologie domestiche meno inquinanti riduce infatti rischi sanitari già presenti. Il cambiamento climatico può amplificare tali rischi, rendendo più urgente il rafforzamento delle infrastrutture e dei servizi.

Come sono stati calcolati gli 1,6 milioni di decessi evitabili

Il rapporto tecnico dell’OMS, composto da 529 pagine, utilizza modelli matematici basati su dati ufficiali, studi epidemiologici e valutazioni economiche.

Le sei misure sono state selezionate partendo dalle indicazioni dell’OMS e delle Nazioni Unite in materia di salute e ambiente. La scelta ha considerato la disponibilità di informazioni sufficienti per costruire modelli quantitativi, la dimensione dei possibili effetti sanitari, il contributo all’equità e la possibilità di ampliare concretamente gli interventi.

Per ciascun Paese interessato, i ricercatori hanno valutato le necessità di estensione delle misure e i cambiamenti attesi rispetto a uno scenario senza ulteriore ampliamento.

Le proiezioni comprendono gli anni dal 2024 al 2075, ma non tutti gli interventi utilizzano lo stesso intervallo temporale.

I sistemi di allerta sanitaria, l’acqua potabile, i servizi igienico-sanitari e l’igiene delle mani sono analizzati fino al 2075. Per le tecnologie energetiche domestiche più pulite, l’orizzonte arriva al 2054. Le politiche fiscali sui combustibili fossili sono invece valutate fino al 2043.

Il valore complessivo di 1,56 milioni di morti evitate all’anno rappresenta quindi una combinazione di medie annuali calcolate su periodi differenti.

Questo dettaglio è decisivo per interpretare correttamente la notizia. Non significa che l’OMS preveda esattamente 1,56 milioni di decessi in meno in ogni singolo anno a partire dal 2026.

Significa che, nelle condizioni ipotizzate dai modelli, l’ampliamento degli interventi produrrebbe una riduzione media della mortalità di quell’ordine di grandezza durante i rispettivi periodi di valutazione.

Anche i risultati aggregati richiedono cautela. Alcune misure possono agire su rischi sanitari parzialmente sovrapposti e lo stesso rapporto riconosce che le interazioni tra interventi non sono sempre state modellizzate in maniera integrata.

I benefici economici stimati e il significato del rapporto tra costi e risultati

La valutazione dell’OMS non si limita alla mortalità.

L’estensione dei sei interventi potrebbe generare circa 3.900 miliardi di dollari all’anno di benefici economici e sociali, ai quali si aggiungerebbero circa 5.400 miliardi di dollari di benefici fiscali.

Le due grandezze non hanno lo stesso significato.

I benefici economici e sociali comprendono la valorizzazione monetaria delle morti evitate, la riduzione di alcune conseguenze sanitarie e ambientali e altri effetti economici, come il risparmio di tempo o i cambiamenti nell’efficienza delle attività.

La valorizzazione dei decessi evitati utilizza il metodo del valore della vita statistica, impiegato nelle analisi economiche per rappresentare quanto una società è disposta a pagare per ottenere piccole riduzioni del rischio di mortalità.

Non equivale a una somma materialmente incassata dai governi o dai sistemi sanitari.

I benefici fiscali riguardano invece le entrate nette potenzialmente prodotte dalla riforma dei prezzi dei combustibili fossili, attraverso l’eliminazione di determinati sussidi e l’applicazione di imposte correttive. Le simulazioni considerano anche la possibile diminuzione dei consumi e delle entrate fiscali già esistenti.

Per cinque delle sei misure è stato possibile confrontare benefici e costi di attuazione.

Il risultato aggregato indica un rapporto di circa 24 dollari di benefici per ogni dollaro investito. Le analisi di scenario e sensibilità producono stime comprese, nel complesso, tra 8 e 36 dollari di benefici per dollaro.

Il rapporto costi-benefici non è stato calcolato per la riforma fiscale dei combustibili fossili, per la quale lo studio ha quantificato i benefici senza sviluppare una valutazione completa dei costi di attuazione comparabile a quella delle altre cinque misure.

Di conseguenza, il dato di 24 a 1 non deve essere attribuito indistintamente all’intero pacchetto dei sei interventi.

Perché le allerte contro il caldo mostrano rendimenti particolarmente elevati

Tra le cinque misure sottoposte ad analisi costi-benefici, i sistemi di allerta sanitaria per il caldo presentano il risultato più favorevole.

L’OMS stima un beneficio di circa 835 dollari per ogni dollaro investito. Le simulazioni con ipotesi differenti mostrano tuttavia una variabilità consistente, segno della sensibilità del risultato alle condizioni considerate.

Il rendimento elevato dipende soprattutto dai costi relativamente contenuti necessari per ampliare sistemi di previsione e comunicazione già esistenti.

La disponibilità di informazioni meteorologiche affidabili consente infatti di organizzare interventi sanitari mirati senza costruire necessariamente nuove infrastrutture complesse.

Resta indispensabile la capacità operativa delle amministrazioni.

Un’allerta diffusa tempestivamente, ma priva di indicazioni pratiche o di servizi di assistenza, non garantisce la stessa protezione di un programma che preveda controlli sulle persone fragili, adattamenti degli orari lavorativi e accesso ad ambienti più freschi.

Anche la qualità delle evidenze disponibili influenza il risultato. L’OMS segnala la necessità di ulteriori studi sull’efficacia dei sistemi di allerta sanitaria e di informazioni più approfondite sui costi unitari degli interventi.

I rendimenti economici stimati rappresentano quindi un’indicazione utile per orientare gli investimenti, ma non costituiscono una garanzia di risultati identici in ogni territorio.

Paesi a basso reddito e disuguaglianze sanitarie

Uno degli aspetti più rilevanti dello studio riguarda la distribuzione geografica dei benefici.

L’OMS prevede che i Paesi a basso e medio reddito possano ottenere vantaggi proporzionalmente maggiori in termini di mortalità evitata e benessere economico.

La ragione è legata alle condizioni di partenza. Dove l’accesso all’acqua sicura, ai servizi igienico-sanitari e all’energia domestica pulita è limitato, l’estensione della copertura può ridurre esposizioni sanitarie particolarmente elevate.

Il rapporto tra cambiamento climatico e salute è infatti influenzato dalla vulnerabilità delle popolazioni, dalla qualità delle abitazioni, dalle infrastrutture disponibili e dalla capacità dei servizi pubblici di affrontare le emergenze.

Due territori sottoposti a eventi meteorologici simili possono registrare conseguenze sanitarie molto diverse, a seconda delle condizioni economiche e della disponibilità di strumenti di prevenzione.

La possibilità di ottenere benefici più elevati nei Paesi con minori risorse pone però una questione finanziaria.

Le amministrazioni che avrebbero maggiormente bisogno di nuove infrastrutture possono incontrare difficoltà nel sostenerne gli investimenti iniziali e i costi di gestione.

Per l’acqua potabile, ad esempio, la realizzazione di impianti e reti adeguati deve essere accompagnata da manutenzione, controlli di qualità e continuità della fornitura. Analogamente, la distribuzione di tecnologie domestiche più pulite richiede che combustibili e servizi rimangano disponibili e accessibili nel tempo.

L’efficacia sanitaria dipende dunque dall’intera organizzazione del servizio, non esclusivamente dall’investimento iniziale.

Le condizioni necessarie per trasformare le stime in risultati

Il rapporto presenta scenari di ampliamento che la stessa OMS definisce ambiziosi.

Le ipotesi prevedono un incremento della copertura degli interventi con velocità differenti, in funzione delle infrastrutture da realizzare e dei sistemi da organizzare. In alcuni casi, i livelli di estensione considerati sono più aspirazionali che realistici rispetto alle condizioni dei singoli Paesi.

Una delle principali incertezze riguarda proprio la possibilità di raggiungere la copertura prevista entro i tempi ipotizzati.

Esistono inoltre limiti legati alla disponibilità dei dati, alla trasferibilità delle evidenze scientifiche tra territori differenti e all’andamento futuro di variabili demografiche, economiche e ambientali.

Gli studi che analizzano cambiamento climatico e salute devono necessariamente considerare periodi lunghi, durante i quali possono modificarsi le caratteristiche delle popolazioni, l’esposizione ai rischi e l’efficacia delle politiche pubbliche.

Le proiezioni pubblicate dall’OMS non dimostrano quindi che i sei interventi abbiano già prodotto il numero di vite salvate indicato. Gli effetti sanitari di specifiche misure possono essere sostenuti da evidenze scientifiche e risultati osservati, ma la stima globale deriva dalla simulazione della loro applicazione su scala molto più ampia.

La distinzione è particolarmente importante per interpretare i benefici economici, che includono valutazioni monetarie di effetti futuri e non devono essere confusi con risparmi di bilancio già contabilizzati.

Per verificare i progressi effettivi saranno necessari indicatori di copertura dei servizi, dati sulla qualità delle infrastrutture, misurazioni dell’esposizione agli inquinanti e sistemi di sorveglianza sanitaria capaci di rilevare gli effetti nel tempo.

Il rapporto arriva alla vigilia della COP31

La pubblicazione del 4 novembre precede la conferenza delle Nazioni Unite sul clima COP31, programmata ad Antalya, in Turchia, dal 9 al 20 novembre 2026.

L’OMS intende utilizzare i risultati dello studio per sostenere una maggiore integrazione della tutela sanitaria nelle politiche climatiche e nelle decisioni di finanziamento internazionale.

Nel documento preparatorio alla conferenza, l’organizzazione richiama l’esigenza di rendere i sistemi sanitari più resistenti agli shock climatici e di rafforzare gli investimenti nelle misure di prevenzione.

Il tema del cambiamento climatico e salute riguarda così anche la programmazione economica dei governi. Le scelte in materia di energia, infrastrutture idriche e servizi essenziali possono produrre effetti sanitari misurabili, pur essendo spesso gestite da amministrazioni diverse da quelle competenti per la sanità.

L’OMS indica inoltre che i sei interventi potrebbero contribuire a evitare complessivamente circa 16,67 miliardi di tonnellate di CO₂ equivalente, un valore pari a circa il 31% delle emissioni mondiali annue di gas serra considerate nel confronto, escluse quelle legate all’uso del suolo, ai cambiamenti di uso del suolo e alla silvicoltura.

Anche questa cifra deve essere letta come una stima media annuale associata agli scenari analizzati, non come una riduzione già conseguita.

La traduzione delle proiezioni in risultati verificabili richiederà l’adozione delle misure, risorse finanziarie continuative e un monitoraggio capace di distinguere gli effetti delle politiche da quelli prodotti da altri fattori.

È su questa verifica che si misurerà la distanza tra il potenziale sanitario individuato dall’OMS e il numero di decessi che gli interventi riusciranno effettivamente a prevenire nei diversi Paesi.