Il 2 novembre 2026 si è aperta a Ginevra la nona riunione del gruppo intergovernativo incaricato di completare uno degli elementi più delicati dell’accordo pandemico dell’OMS: il sistema internazionale per condividere gli agenti patogeni potenzialmente responsabili di nuove pandemie e garantire un accesso equo ai benefici scientifici e sanitari derivanti dal loro utilizzo.
I negoziati proseguiranno fino al 13 novembre, con la partecipazione delle delegazioni degli Stati membri dell’Organizzazione mondiale della sanità. Al centro delle discussioni c’è l’allegato PABS, acronimo di Pathogen Access and Benefit Sharing, che dovrà stabilire le modalità operative per lo scambio di materiali biologici, informazioni genetiche e prodotti sanitari sviluppati grazie a queste risorse.
L’obiettivo è affrontare una delle principali contraddizioni emerse durante la pandemia di Covid-19: la capacità della comunità scientifica di condividere rapidamente informazioni su un nuovo virus non si è tradotta in una distribuzione altrettanto tempestiva ed equilibrata dei vaccini e degli altri strumenti di protezione.
Il direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha aperto i lavori del 2 novembre invitando i governi a superare le divergenze ancora esistenti. Nel suo intervento ha riconosciuto la presenza di questioni difficili da risolvere, chiedendo alle delegazioni di distinguere gli elementi indispensabili dalle richieste sulle quali è possibile raggiungere un compromesso.
La posta in gioco riguarda anche il percorso giuridico dell’accordo: il testo principale è stato adottato nel maggio 2025, ma l’intesa sull’allegato PABS deve ancora essere completata e l’accordo non è entrato in vigore.
Perché il sistema PABS è decisivo per la preparazione alle pandemie
Quando viene identificato un agente patogeno con potenziale pandemico, la disponibilità tempestiva di campioni biologici e informazioni sul suo patrimonio genetico permette ai laboratori di studiarne le caratteristiche, sviluppare test diagnostici e avviare la ricerca su vaccini e trattamenti.
La condivisione internazionale è particolarmente rilevante per le malattie infettive emergenti. Un virus identificato inizialmente in un Paese può raggiungere altre aree geografiche prima che siano disponibili strumenti sanitari adeguati. Ritardare la circolazione delle informazioni scientifiche significa ridurre il tempo a disposizione per organizzare una risposta.
Il problema affrontato dall’allegato PABS riguarda però anche ciò che accade dopo la condivisione.
Un Paese può mettere a disposizione campioni o sequenze genetiche fondamentali per identificare un patogeno, senza disporre delle infrastrutture industriali necessarie a produrre i vaccini eventualmente sviluppati. Le capacità di ricerca, produzione e acquisto dei prodotti sanitari sono distribuite in modo profondamente diseguale.
Il sistema previsto dall’accordo pandemico dell’OMS intende collegare questi due processi attraverso un meccanismo multilaterale fondato sulla reciprocità.
Da una parte, gli Stati e le istituzioni coinvolte dovrebbero poter accedere rapidamente ai materiali e alle informazioni utili alla ricerca. Dall’altra, i benefici ottenuti attraverso il loro utilizzo dovrebbero essere condivisi in maniera tempestiva ed equa, tenendo conto delle necessità di salute pubblica.
Tra questi benefici rientrano vaccini, medicinali e strumenti diagnostici. Il principio non implica che ogni Paese debba ricevere automaticamente quantità identiche di prodotti, ma che la distribuzione sia organizzata secondo criteri condivisi, capaci di considerare il rischio sanitario e le esigenze delle popolazioni.
La formulazione concreta di tali impegni rappresenta una parte essenziale della trattativa ancora aperta.
Dall’adozione del 2025 ai negoziati del novembre 2026
L’accordo pandemico dell’OMS è stato adottato il 20 maggio 2025 dalla 78ª Assemblea mondiale della sanità, al termine di un percorso negoziale avviato nel 2021 in risposta alle difficoltà evidenziate dalla crisi sanitaria globale.
Il documento definisce un quadro di cooperazione internazionale per migliorare prevenzione, preparazione e risposta alle pandemie. Comprende disposizioni relative alla sorveglianza epidemiologica, alla ricerca, al rafforzamento dei sistemi sanitari, alle capacità produttive e al coordinamento tra governi.
La sua adozione non ha tuttavia completato l’intero processo.
L’articolo 12 prevede infatti un sistema specifico di accesso agli agenti patogeni e condivisione dei benefici, i cui dettagli devono essere disciplinati attraverso un allegato. Per elaborarlo, l’Assemblea mondiale della sanità ha istituito l’Intergovernmental Working Group, conosciuto con la sigla IGWG.
Il gruppo ha iniziato a riunirsi nel luglio 2025 e ha proseguito i lavori attraverso diverse sessioni formali e consultazioni.
Nel marzo 2026, l’OMS aveva già individuato alcune delle principali questioni da approfondire, riguardanti la definizione e la distribuzione dei benefici, la natura degli accordi contrattuali e la governance del futuro sistema.
Il 1° maggio 2026, al termine di un’ulteriore sessione negoziale, gli Stati membri hanno riconosciuto la necessità di prolungare i lavori. La successiva Assemblea mondiale della sanità, riunita nello stesso mese, ha autorizzato la prosecuzione delle trattative, prevedendo che il risultato venga sottoposto all’esame dell’80ª Assemblea nel maggio 2027 oppure, secondo la decisione allora adottata, a un’eventuale sessione straordinaria nel corso del 2026.
La settima riunione, svoltasi dal 6 al 17 luglio, e l’ottava, organizzata dal 14 al 18 settembre, hanno consentito ulteriori avanzamenti senza arrivare alla conclusione dell’allegato.
La nona sessione di novembre riparte quindi da un testo ancora in discussione. I progressi diplomatici annunciati nei mesi precedenti non equivalgono all’approvazione definitiva delle disposizioni PABS.
Vaccini e medicinali: quali benefici dovrebbero essere condivisi
Uno degli aspetti più rilevanti del progetto riguarda gli obblighi dei produttori farmaceutici che parteciperanno al sistema.
Il testo dell’accordo pandemico adottato nel 2025 individua un obiettivo di accesso rapido, attraverso l’OMS, pari al 20% della produzione in tempo reale di vaccini, strumenti diagnostici e trattamenti sicuri, efficaci e di qualità relativi all’agente patogeno responsabile di un’emergenza pandemica.
Questo riferimento non deve però essere interpretato come un meccanismo distributivo già operativo.
Le modalità con cui gli impegni saranno concretamente assunti, i rapporti contrattuali con i produttori e le procedure necessarie a rendere disponibili i prodotti devono essere definiti nel quadro del sistema PABS.
Il negoziato riguarda quindi il passaggio da un obiettivo generale a disposizioni applicabili.
Per esempio, è necessario stabilire attraverso quali strumenti giuridici un produttore possa partecipare al sistema, quali obblighi derivino dalla partecipazione e come venga verificato il rispetto degli impegni.
Anche la distribuzione richiede criteri operativi. La disponibilità di un determinato quantitativo di vaccini non garantisce, da sola, che questi raggiungano tempestivamente i Paesi che ne hanno maggiore necessità.
Entrano in gioco le capacità logistiche, le autorizzazioni regolatorie, la conservazione dei prodotti e l’organizzazione delle campagne sanitarie.
L’OMS prevede che le assegnazioni avvengano sulla base del rischio e delle necessità di salute pubblica, con particolare attenzione ai Paesi in via di sviluppo. La realizzazione concreta di tale obiettivo dipenderà anche dalle regole contenute nell’allegato e dai successivi meccanismi di attuazione.
Campioni biologici, sequenze genetiche e responsabilità degli Stati
L’accesso agli agenti patogeni comprende due categorie di risorse strettamente collegate, ma differenti.
I materiali biologici consistono in campioni contenenti gli agenti patogeni, utilizzabili nei laboratori autorizzati per attività di studio e ricerca. Le informazioni sulle sequenze genetiche consentono invece di analizzare le caratteristiche del microrganismo e sviluppare strumenti diagnostici e altre applicazioni scientifiche anche senza trasferire fisicamente il campione originario.
La distinzione è rilevante perché le modalità di circolazione delle informazioni digitali non coincidono necessariamente con quelle previste per i materiali biologici.
Occorre inoltre considerare i requisiti di biosicurezza, le responsabilità degli organismi coinvolti e la tracciabilità dell’accesso alle risorse.
Le discussioni sul sistema PABS devono conciliare l’esigenza di uno scambio rapido con la necessità di regole trasparenti e verificabili.
Un sistema eccessivamente complesso potrebbe rallentare la ricerca nei momenti in cui la velocità è decisiva. Regole troppo generiche, al contrario, rischierebbero di lasciare irrisolti gli obblighi relativi alla restituzione dei benefici.
Queste difficoltà spiegano perché il tema non possa essere affrontato esclusivamente dal punto di vista scientifico.
La condivisione dei materiali coinvolge infatti interessi di salute pubblica, responsabilità governative, ricerca accademica e attività industriali. Coinvolge anche Paesi con capacità molto differenti di utilizzare economicamente e scientificamente le informazioni ricevute.
La questione della fiducia è stata richiamata direttamente da Tedros Adhanom Ghebreyesus all’apertura della nona riunione. Il direttore generale ha indicato trasparenza, prevedibilità e responsabilità reciproca tra le condizioni necessarie a costruire un sistema funzionante.
Le divergenze ancora aperte tra cooperazione e interessi nazionali
Il percorso dell’allegato PABS mostra quanto sia complesso trasformare un principio ampiamente condiviso in obblighi internazionali dettagliati.
La necessità di individuare rapidamente nuovi agenti patogeni incontra un consenso scientifico consolidato. Maggiori difficoltà emergono quando occorre definire a quali condizioni debbano essere messi a disposizione i risultati commerciali e sanitari ottenuti grazie ai materiali condivisi.
Le questioni indicate dall’OMS durante i negoziati del 2026 comprendono la definizione dei benefici, i criteri per distribuirli, gli strumenti contrattuali e il governo del sistema.
Sono temi collegati tra loro. La portata di un obbligo contrattuale, per esempio, dipende anche da ciò che viene considerato un beneficio da condividere e dalle responsabilità attribuite ai partecipanti.
Le differenze nelle capacità produttive aggiungono un ulteriore elemento di complessità.
I Paesi dotati di industrie farmaceutiche avanzate dispongono generalmente di maggiori possibilità di sviluppare e produrre medicinali su larga scala. Altri Stati possono contribuire alla sorveglianza epidemiologica e alla ricerca mettendo a disposizione informazioni fondamentali, pur dipendendo dalle importazioni per l’approvvigionamento dei prodotti sanitari.
Il negoziato deve trovare regole accettabili per entrambe le esigenze, senza compromettere la rapidità della risposta alle emergenze.
Durante la riunione del 2 novembre, il direttore generale dell’OMS ha invitato le delegazioni ad affrontare la discussione con l’intenzione di raggiungere un accordo, ricordando che nessun elemento potrà considerarsi definitivamente concordato finché non sarà definito l’insieme dell’intesa.
La dichiarazione conferma che, all’apertura della nona sessione, non esiste ancora un consenso conclusivo sull’intero allegato.
Non sarebbe pertanto corretto attribuire ai governi accordi definitivi su singoli meccanismi ancora oggetto di negoziazione o presentare come approvate disposizioni contenute nelle bozze di lavoro.
Accordo adottato ed entrata in vigore: quali passaggi mancano
Un punto essenziale riguarda lo status giuridico dell’accordo pandemico dell’OMS.
L’adozione del testo da parte dell’Assemblea mondiale della sanità, avvenuta nel maggio 2025, costituisce un passaggio formale importante, ma non coincide con l’entrata in vigore di un trattato internazionale.
Il percorso previsto comprende diverse fasi.
Prima deve essere completato e adottato l’allegato PABS. Successivamente l’accordo potrà essere aperto alla firma degli Stati, che dovranno decidere autonomamente se procedere alla ratifica secondo le rispettive disposizioni costituzionali.
Il trattato entrerà in vigore 30 giorni dopo il deposito del sessantesimo strumento di ratifica, accettazione, approvazione, conferma formale o adesione, secondo le procedure previste.
Al 4 novembre 2026 questo percorso non è stato completato.
È quindi necessario distinguere le attività preparatorie già avviate dagli obblighi che nasceranno soltanto dopo l’entrata in vigore e secondo le condizioni applicabili ai singoli Stati.
La distinzione riguarda anche le competenze dell’Organizzazione mondiale della sanità.
Il testo adottato riafferma espressamente la sovranità nazionale nelle decisioni di politica sanitaria. Non attribuisce al Segretariato dell’OMS o al suo direttore generale il potere di imporre ai governi restrizioni agli spostamenti, obblighi vaccinali o misure di confinamento.
L’accordo è stato negoziato dagli Stati per rafforzare la cooperazione, senza trasferire all’Organizzazione il controllo delle politiche sanitarie nazionali.
Diverso è il tema degli impegni internazionali che gli Stati assumeranno attraverso l’eventuale ratifica, la cui applicazione dovrà seguire le disposizioni del trattato e le procedure previste.
Il rapporto con le altre iniziative internazionali sulla sicurezza sanitaria
L’allegato PABS non rappresenta l’unico strumento attraverso il quale l’OMS e gli Stati cercano di migliorare la preparazione alle pandemie.
Negli ultimi anni sono state sviluppate iniziative relative alla sorveglianza epidemiologica, alla cooperazione tra laboratori e al rafforzamento delle capacità produttive.
Tra queste rientra il WHO BioHub, concepito per facilitare la condivisione volontaria di materiali biologici attraverso un sistema internazionale. Il programma contribuisce alla circolazione di risorse utili alla ricerca, ma non sostituisce il futuro assetto multilaterale previsto dall’accordo pandemico.
Altre iniziative riguardano il trasferimento di tecnologie per la produzione di vaccini a RNA messaggero e la formazione di competenze industriali nei Paesi che intendono rafforzare le proprie capacità produttive.
L’accordo pandemico dell’OMS prevede inoltre un meccanismo finanziario di coordinamento e una rete globale per le catene di approvvigionamento e la logistica dei prodotti sanitari.
La finalità è migliorare la capacità dei sistemi sanitari di reagire a emergenze che richiedono interventi simultanei in numerosi Paesi.
Una rete produttiva più diversificata può contribuire a ridurre la dipendenza da un numero limitato di stabilimenti, mentre un coordinamento logistico efficace può facilitare l’arrivo dei prodotti nelle aree maggiormente esposte.
La costruzione di queste capacità richiede tuttavia investimenti, accordi industriali, infrastrutture e collaborazione istituzionale. La sola previsione di un meccanismo internazionale non significa che tali risultati siano già stati raggiunti.
Anche le modifiche al Regolamento sanitario internazionale, adottate nel 2024, appartengono a un percorso distinto, pur perseguendo obiettivi complementari di miglioramento della preparazione e della risposta alle emergenze sanitarie.
La scadenza di novembre e il percorso verso l’Assemblea mondiale del 2027
La nona riunione dell’IGWG si svolge in formato ibrido a Ginevra, con sessioni programmate dal 2 al 13 novembre 2026. L’OMS ha previsto la trasmissione pubblica delle sedute di apertura e chiusura.
Il calendario di lavoro colloca le discussioni in una fase avanzata del negoziato, dopo oltre un anno di confronti dedicati specificamente al sistema PABS.
Nel suo intervento inaugurale, Tedros Adhanom Ghebreyesus ha richiamato anche il sostegno politico espresso dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite attraverso la dichiarazione sulla prevenzione, preparazione e risposta alle pandemie adottata nelle settimane precedenti.
Il sostegno internazionale può favorire la ricerca di un compromesso, ma non risolve automaticamente le divergenze tecniche e giuridiche tra le delegazioni.
La verifica concreta dei progressi dipenderà dal contenuto del testo che emergerà dai lavori e dalle decisioni successive degli Stati membri.
La scadenza istituzionale indicata dall’OMS è l’80ª Assemblea mondiale della sanità, prevista nel maggio 2027, alla quale dovrà essere sottoposto il risultato dei negoziati sull’allegato.
Resta da verificare se la sessione di novembre consentirà di avvicinarsi a una formulazione condivisa delle regole su accesso, benefici e governance.
Il passaggio più delicato sarà rendere compatibili gli obblighi di condivisione con procedure sufficientemente rapide da funzionare durante un’emergenza reale. Un sistema concordato soltanto sul piano dei principi, senza modalità applicative verificabili, difficilmente potrebbe garantire gli obiettivi di equità e tempestività posti alla base dell’accordo.
Per questo l’esito del negoziato PABS inciderà direttamente sulle possibilità di passare dall’accordo pandemico dell’OMS adottato nel 2025 a un trattato effettivamente aperto alla ratifica e, successivamente, all’attuazione.
Fino alla conclusione delle trattative e all’adozione dell’allegato, restano aperte le decisioni che dovranno trasformare la condivisione internazionale degli agenti patogeni in un sistema di obblighi, benefici e responsabilità concretamente applicabile.
