La Commissione europea ha istituito il 30 ottobre 2026 il PreparEU Advisory Group, un organismo consultivo incaricato di individuare come rafforzare la capacità dell’Unione di prevenire e affrontare le catastrofi. Il gruppo riunisce 17 esperti europei, tra responsabili della protezione civile, specialisti nella gestione delle emergenze e ricercatori scientifici. Le prime raccomandazioni sono attese entro la primavera del 2027.
L’iniziativa, annunciata dalla presidente Ursula von der Leyen durante il discorso sullo Stato dell’Unione del 16 settembre, nasce dall’esigenza di riesaminare gli strumenti europei di risposta alle emergenze. Incendi boschivi, ondate di calore, alluvioni e interruzioni delle infrastrutture essenziali possono interessare contemporaneamente più Paesi, mettendo sotto pressione sistemi di soccorso organizzati prevalentemente su base nazionale.
Il rapporto tra PreparEU e prevenzione dei disastri riguarda proprio questa difficoltà: individuare le capacità necessarie prima che un’emergenza si verifichi, valutando quali risorse possano essere condivise e quali debbano rimanere nella disponibilità dei singoli Stati.
Il nuovo organismo fornirà consulenza strategica direttamente alla presidente della Commissione e alla commissaria europea per l’Uguaglianza, la preparazione e la gestione delle crisi, Hadja Lahbib. Tra gli argomenti da esaminare compare anche l’eventuale sviluppo di una flotta antincendio europea, senza che la sua realizzazione sia stata già deliberata attraverso l’istituzione del gruppo.
Diciassette esperti tra protezione civile, gestione delle crisi e ricerca scientifica
La composizione del PreparEU Advisory Group è stata definita per mettere a confronto due competenze differenti: l’esperienza operativa nella gestione delle catastrofi e la capacità scientifica di analizzare i rischi futuri.
Undici componenti provengono dal settore della protezione civile e della gestione delle crisi, mentre altri sei sono studiosi e ricercatori con competenze nella valutazione dei rischi, nella resilienza delle infrastrutture e nella prevenzione degli incendi.
Tra gli esperti operativi compare Fabio Ciciliano, capo del Dipartimento della Protezione Civile italiana. Sono presenti anche Raed Arafat, responsabile delle emergenze in Romania, Mikael Frisell, alla guida dell’agenzia svedese per la difesa civile e la resilienza, e Julien Marion, direttore generale della protezione civile e della gestione delle crisi francese.
La composizione comprende inoltre responsabili ed ex dirigenti provenienti da Repubblica Ceca, Spagna, Estonia, Danimarca, Germania, Polonia e Croazia. Si tratta di professionisti che hanno maturato esperienza nella pianificazione delle emergenze, nel coordinamento istituzionale e nell’organizzazione dei soccorsi.
La componente scientifica comprende Georgios Boustras, docente alla European University Cyprus e specialista nella valutazione dei rischi, Caroline McMullan della Dublin City University, esperta di sistemi nazionali di analisi delle minacce, e Tiago Oliveira dell’Università di Lisbona, impegnato nello studio della gestione degli incendi forestali.
Partecipano alla componente accademica anche Cathelijne Stoof della Wageningen University, studiosa delle dinamiche degli incendi, Tina Comes, esperta di resilienza e protezione delle infrastrutture critiche, e Reinhard Mechler, ricercatore dell’International Institute for Applied Systems Analysis, specializzato nei rischi sistemici.
La presenza congiunta di queste professionalità permette di affrontare questioni che difficilmente possono essere risolte attraverso una sola disciplina. La disponibilità di mezzi antincendio, per esempio, deve essere valutata insieme alle previsioni climatiche, alla distribuzione territoriale del rischio e alla capacità delle infrastrutture di sostenere gli interventi.
La decisione istitutiva precisa che i componenti sono nominati a titolo personale e devono operare in maniera indipendente, nell’interesse pubblico. Non siedono quindi nel gruppo come rappresentanti incaricati di difendere una posizione nazionale.
Un mandato strategico, senza poteri di comando sulle emergenze
La distinzione tra consulenza e gestione operativa è essenziale per comprendere il funzionamento del nuovo organismo.
Il PreparEU Advisory Group non assume il comando delle squadre di soccorso, non dispone direttamente l’invio di mezzi aerei e non può imporre agli Stati membri l’adozione delle proprie raccomandazioni.
La decisione C(2026) 7841, con cui la Commissione ha formalmente istituito il gruppo, gli attribuisce il compito di elaborare analisi indipendenti, opzioni strategiche e proposte sulle capacità future dell’Unione.
Il lavoro dovrà considerare l’intero ciclo della gestione delle catastrofi, dalla prevenzione alla preparazione, dalla risposta immediata al ripristino delle condizioni essenziali dopo l’emergenza.
Il mandato comprende anche l’esame delle conseguenze indirette dei disastri. Una grande alluvione può interrompere i collegamenti stradali, danneggiare gli impianti elettrici, compromettere l’accesso agli ospedali e rendere necessario il trasferimento temporaneo di parte della popolazione. Gli effetti possono coinvolgere territori lontani dall’area inizialmente colpita.
PreparEU dovrà valutare queste interdipendenze e suggerire quali capacità europee possano contribuire a ridurne le conseguenze.
Il documento istitutivo richiama espressamente il principio di sussidiarietà, insieme a quelli di solidarietà e complementarità. La protezione civile rimane una responsabilità primaria degli Stati membri, mentre l’Unione interviene per sostenere, coordinare e integrare le capacità nazionali.
Le proposte degli esperti potranno orientare successive iniziative politiche, organizzative e finanziarie. Non avranno però efficacia vincolante per il solo fatto di essere formulate dal gruppo consultivo.
Incendi boschivi, il banco di prova delle capacità europee
La gestione degli incendi rappresenta uno dei temi centrali del rapporto tra PreparEU e prevenzione dei disastri.
Secondo i dati comunicati dalla Commissione europea il 30 ottobre, durante la stagione estiva del 2026 gli incendi hanno interessato numerosi territori europei, dalla penisola iberica alla Francia, dalla Grecia ai Paesi dell’Europa centrale.
La superficie percorsa dal fuoco ha superato i 686.000 ettari. Durante l’estate, il Meccanismo unionale di protezione civile è stato attivato dieci volte per incendi in Europa e altre due volte per interventi al di fuori del continente. Sono state impiegate 41 risorse aeree antincendio e 18 squadre terrestri.
Questi numeri descrivono la dimensione della mobilitazione internazionale, ma evidenziano anche una questione organizzativa. Quando più Paesi affrontano incendi gravi nello stesso periodo, la possibilità di prestarsi reciprocamente mezzi e personale si riduce.
Il sistema europeo deve quindi considerare scenari nei quali gli Stati maggiormente esposti hanno contemporaneamente bisogno di rinforzi.
Una parte delle capacità comuni è già disponibile attraverso rescEU, la riserva strategica europea che comprende aerei ed elicotteri antincendio, attrezzature mediche, materiali per l’assistenza alla popolazione e altri strumenti di emergenza.
La Commissione ha inoltre previsto il rafforzamento della componente aerea permanente di rescEU attraverso l’acquisizione di dodici nuovi aerei antincendio destinati a sei Paesi, Italia compresa, e cinque elicotteri.
L’eventuale flotta antincendio europea che il PreparEU Advisory Group dovrà esaminare rappresenta pertanto una questione da approfondire rispetto alle capacità già esistenti. Non coincide automaticamente con un programma di acquisizione approvato né sostituisce le strutture operative nazionali.
Gli esperti potranno valutare se siano necessari ulteriori mezzi, differenti modalità di impiego, una distribuzione territoriale più efficace o meccanismi di coordinamento capaci di rispondere alle emergenze simultanee.
Dalla lotta agli incendi alla riduzione del rischio
L’orientamento europeo verso una gestione più integrata degli incendi era stato formalizzato il 25 marzo 2026 con una comunicazione della Commissione dedicata alla gestione del rischio di incendi boschivi.
Il documento considera prevenzione, preparazione, intervento e recupero come fasi collegate. La disponibilità di squadre e mezzi aerei resta indispensabile, ma la riduzione dei danni dipende anche dalle condizioni del territorio prima che si sviluppi un incendio.
La gestione della vegetazione, la pianificazione forestale, la protezione degli insediamenti e la conoscenza delle aree maggiormente esposte possono incidere sulla propagazione delle fiamme e sulla vulnerabilità delle comunità.
Per il rapporto tra PreparEU e prevenzione dei disastri questa impostazione comporta una conseguenza precisa: la valutazione delle capacità europee non può limitarsi al numero di mezzi disponibili per il soccorso.
Occorre considerare anche l’efficacia degli investimenti preventivi, la qualità delle informazioni utilizzate per pianificare gli interventi e la capacità delle amministrazioni di tradurre le analisi scientifiche in misure territoriali.
Le differenze geografiche rendono particolarmente complesso questo lavoro. I territori mediterranei presentano condizioni climatiche, caratteristiche della vegetazione e forme di esposizione differenti rispetto alle regioni dell’Europa settentrionale. Allo stesso tempo, gli incendi non possono più essere considerati una problematica circoscritta esclusivamente ai Paesi del Sud.
L’elaborazione di raccomandazioni europee dovrà quindi tenere conto delle specificità locali, evitando che strumenti organizzativi concepiti per un determinato territorio vengano applicati indistintamente in situazioni molto diverse.
Il contributo della ricerca sui rischi climatici
La componente accademica del nuovo gruppo assume particolare rilevanza alla luce delle valutazioni già realizzate dall’Agenzia europea dell’ambiente.
Il primo European Climate Risk Assessment, pubblicato nel marzo 2024, ha identificato 36 grandi rischi climatici per l’Europa, con possibili conseguenze sugli ecosistemi, sulla salute, sulle infrastrutture, sulla produzione alimentare e sulla stabilità economica.
Tra le criticità considerate particolarmente urgenti figurano gli effetti delle temperature elevate sulla salute, le alluvioni interne e, per l’Europa meridionale, gli incendi e le ondate di calore.
La valutazione evidenzia inoltre che alcuni rischi possono aggravarsi reciprocamente. Una siccità prolungata può favorire condizioni di elevata pericolosità degli incendi, mentre temperature estreme e interruzioni dell’energia elettrica possono mettere in difficoltà i servizi sanitari e le strutture di assistenza.
La ricerca scientifica può contribuire a trasformare queste valutazioni in criteri per le decisioni pubbliche.
Nel mandato del PreparEU Advisory Group sono richiamati espressamente l’intelligenza artificiale, l’osservazione della Terra, i sistemi di previsione, la modellizzazione dei fenomeni e le tecnologie di allerta precoce.
L’impiego di strumenti digitali può aiutare a individuare le aree più vulnerabili, confrontare scenari di emergenza e valutare l’efficacia di differenti strategie di intervento. La qualità dei risultati dipende tuttavia dall’affidabilità dei dati, dalle condizioni locali e dalla capacità di interpretare correttamente le previsioni.
Il confronto tra ricercatori e responsabili dei soccorsi può risultare utile soprattutto nel passaggio dalle simulazioni alle decisioni operative. Un modello che individua una possibile evoluzione del rischio deve produrre informazioni comprensibili e utilizzabili da chi organizza evacuazioni, mobilita personale o dispone misure preventive.
Il rapporto con il Meccanismo unionale di protezione civile
Il nuovo organismo consultivo si inserisce in un sistema europeo di cooperazione già consolidato.
Il Meccanismo unionale di protezione civile, istituito nel 2001, consente agli Stati partecipanti di richiedere e offrire assistenza quando una catastrofe supera le capacità di risposta disponibili a livello nazionale.
Il coordinamento delle richieste è affidato all’Emergency Response Coordination Centre, il centro europeo che opera per facilitare la mobilitazione delle risorse offerte dai Paesi partecipanti.
La riserva rescEU interviene come ulteriore livello di protezione quando le capacità normalmente disponibili attraverso il Meccanismo risultano insufficienti.
PreparEU non modifica direttamente questa catena di comando e coordinamento. Il suo mandato riguarda invece l’analisi delle capacità future e degli eventuali miglioramenti organizzativi.
La differenza è sostanziale. Il centro di coordinamento deve affrontare le emergenze effettivamente in corso, mentre il gruppo consultivo è incaricato di valutare quali strumenti potrebbero essere necessari negli anni successivi.
Tra le questioni affidate agli esperti rientrano anche le risorse a duplice uso, ossia mezzi, infrastrutture e capacità che possono contribuire sia alle esigenze civili sia a quelle militari.
La collaborazione civile-militare può assumere rilievo, per esempio, nella logistica, nei trasporti, nelle comunicazioni e nel sostegno alle popolazioni durante emergenze particolarmente estese.
Il documento istitutivo richiede però di esaminare tali possibilità nel rispetto delle competenze istituzionali e dei principi che regolano l’intervento europeo.
PreparEU nella strategia europea di preparazione alle crisi
L’istituzione del gruppo consultivo si collega alla Preparedness Union Strategy, presentata dalla Commissione europea nel marzo 2025.
La strategia propone un approccio integrato alle minacce, considerando insieme catastrofi naturali, rischi sanitari, incidenti tecnologici e altre situazioni capaci di compromettere servizi e attività essenziali.
La sua impostazione coinvolge amministrazioni pubbliche, imprese, organizzazioni e cittadini, con l’obiettivo di rendere più efficace la preparazione alle emergenze.
All’interno di questa strategia, PreparEU e prevenzione dei disastri costituiscono un ambito specifico di consulenza sulle capacità istituzionali e operative dell’Unione.
Va distinto dalle linee guida rivolte alla popolazione, presentate separatamente dalla Commissione il 3 novembre 2026 durante lo European Civil Protection Forum.
Queste ultime affrontano la preparazione delle persone e delle comunità, comprese le indicazioni per raggiungere un’autosufficienza di almeno 72 ore nelle prime fasi di una crisi.
Il PreparEU Advisory Group si occupa invece delle scelte strategiche relative alle capacità di protezione civile, agli strumenti di prevenzione e alla gestione dei rischi su scala europea.
Le due iniziative appartengono alla stessa politica generale di preparazione, ma hanno destinatari, finalità e strumenti differenti.
Le raccomandazioni attese nel 2027 e le regole di funzionamento
Il calendario del nuovo gruppo è relativamente concentrato.
La Commissione ha programmato la prima riunione per l’inizio di novembre 2026 e prevede di ricevere le raccomandazioni entro la primavera del 2027.
La decisione istitutiva stabilisce che il gruppo debba svolgere almeno quattro riunioni, organizzate per aree tematiche. La Direzione generale per la Protezione civile e le operazioni di aiuto umanitario europee, DG ECHO, assicurerà il supporto di segreteria e designerà la presidenza dell’organismo.
Gli esperti sono nominati per otto mesi, con possibilità di rinnovo. La decisione si applica fino al 30 giugno 2027, salvo eventuali successive determinazioni della Commissione.
Il funzionamento prevede anche specifiche garanzie di indipendenza. I componenti devono dichiarare le circostanze che potrebbero determinare conflitti di interesse e presentare la documentazione richiesta prima della nomina.
Le raccomandazioni dovranno essere approvate preferibilmente per consenso. Qualora sia necessario votare, sarà sufficiente la maggioranza semplice e gli eventuali dissensi potranno essere documentati.
È inoltre prevista la pubblicazione delle informazioni rilevanti nel registro dei gruppi di esperti della Commissione, comprese le agende, i verbali e i documenti, nel rispetto delle eccezioni previste dalle norme europee sulla trasparenza e sulla riservatezza.
Il rapporto finale dovrà offrire alla Commissione possibili linee di intervento, priorità e alternative organizzative. Sarà poi necessario distinguere quali proposte possano essere attuate attraverso strumenti già disponibili e quali richiedano nuove decisioni politiche, risorse finanziarie o modifiche normative.
Per PreparEU e prevenzione dei disastri, il passaggio decisivo sarà proprio questo: tradurre le valutazioni degli esperti in proposte sufficientemente precise da consentire alle istituzioni europee di confrontare costi, responsabilità e capacità effettive. La decisione del 30 ottobre affida al gruppo il compito di formulare tali raccomandazioni, senza anticipare quali saranno accolte.
