La Commissione europea ha presentato il 3 novembre 2026 nuove linee guida per aiutare cittadini e comunità ad affrontare le prime 72 ore di un’emergenza, quando l’interruzione dei servizi essenziali può rendere difficoltoso procurarsi acqua, alimenti, medicinali o ricevere informazioni attendibili. Le indicazioni sono state illustrate durante lo European Civil Protection Forum dalla commissaria europea per l’Uguaglianza, la Preparazione e la Gestione delle crisi, Hadja Lahbib.
Il documento introduce un riferimento comune per la preparazione domestica, incoraggiando le famiglie a raggiungere un’autonomia minima di tre giorni. La disponibilità di un kit di emergenza per 72 ore rappresenta una delle misure suggerite, insieme alla conoscenza dei rischi locali, alla pianificazione delle evacuazioni e alla capacità di reagire alle interruzioni delle infrastrutture.
Le raccomandazioni non costituiscono nuovi obblighi per i cittadini. Sono orientamenti non vincolanti, rivolti principalmente alle autorità nazionali e agli organismi di protezione civile, che potranno adattarli alle caratteristiche dei rispettivi territori.
L’iniziativa rientra nella strategia europea Preparedness Union, adottata nel marzo 2025 per migliorare la capacità dell’Unione di prevenire, affrontare e gestire crisi di diversa natura, dalle calamità naturali alle emergenze sanitarie, fino alle interruzioni dei servizi e delle comunicazioni.
Perché l’Europa indica proprio 72 ore di autonomia
La scelta delle 72 ore risponde a un’esigenza operativa. Nelle prime fasi di un’emergenza, i servizi di soccorso devono individuare le situazioni più gravi, raggiungere le persone in pericolo e organizzare la distribuzione degli aiuti. Contemporaneamente, possono verificarsi problemi alle reti elettriche, agli acquedotti, ai trasporti e ai sistemi di comunicazione.
La Commissione considera quindi tre giorni di autosufficienza domestica una soglia minima di preparazione, utile a ridurre la pressione sui servizi di emergenza e a consentire alle autorità di concentrare gli interventi sulle persone che necessitano di assistenza immediata.
Non significa che i soccorsi arriveranno necessariamente dopo 72 ore, né che ogni emergenza avrà questa durata. Il periodo individuato serve a definire un obiettivo pratico, applicabile a scenari differenti.
Un’alluvione, un terremoto e un’interruzione prolungata dell’energia elettrica hanno cause diverse, ma possono produrre conseguenze simili nella vita quotidiana. La mancanza di acqua potabile, l’impossibilità di acquistare generi alimentari o la difficoltà di comunicare con familiari e soccorritori richiedono capacità di risposta che possono essere predisposte in anticipo.
Le nuove linee guida adottano per questo un approccio multirischio. La preparazione riguarda soprattutto le conseguenze concrete che una crisi può provocare, senza presumere che tutte le famiglie debbano affrontare lo stesso tipo di pericolo.
L’obiettivo del kit di emergenza per 72 ore è garantire un primo livello di autonomia, complementare all’intervento pubblico. La responsabilità di coordinare i soccorsi, gestire le evacuazioni e assicurare l’assistenza alla popolazione rimane alle autorità competenti.
Che cosa prevedono le indicazioni europee sui beni essenziali
Nel documento Guidelines on Population Preparedness under the EU Preparedness Union Strategy, la Commissione individua alcune necessità fondamentali che le famiglie dovrebbero essere in grado di soddisfare durante un’interruzione dei servizi.
I riferimenti espliciti riguardano acqua, alimenti, medicinali, possibilità di comunicare e disponibilità di denaro contante. La preparazione comprende inoltre conoscenze e capacità pratiche, come prestare un primo soccorso, collaborare con altre persone e affrontare situazioni nelle quali l’elettricità non è disponibile.
La Commissione incoraggia le autorità a promuovere scorte essenziali, piani familiari di emergenza e borse da utilizzare in caso di evacuazione. Non stabilisce, nel documento generale, quantità uniformi di acqua o alimenti che ogni cittadino debba conservare.
Questa distinzione evita di trasformare un orientamento europeo in una lista rigida, potenzialmente inadeguata a condizioni familiari molto differenti.
La preparazione di un kit di emergenza per 72 ore deve infatti tenere conto del numero di componenti del nucleo domestico, delle esigenze sanitarie, delle possibilità economiche e dei rischi presenti sul territorio.
Un’abitazione che ospita persone anziane o soggetti che assumono regolarmente medicinali richiede accorgimenti diversi rispetto a quella di una persona senza particolari necessità assistenziali. Anche la presenza di bambini può modificare la composizione delle scorte e le modalità organizzative.
La Commissione distingue inoltre tra disponibilità di beni essenziali e capacità di utilizzarli nelle condizioni effettive dell’emergenza.
Conservare alimenti, per esempio, è soltanto una parte della preparazione se un’interruzione dell’energia impedisce di cucinare normalmente. Le linee guida richiamano espressamente la necessità di saper gestire situazioni nelle quali manca l’elettricità.
Un altro elemento riguarda il denaro contante. Durante un’interruzione dei servizi digitali o delle comunicazioni, i pagamenti elettronici potrebbero non essere disponibili. La sua inclusione tra i bisogni considerati dalla Commissione risponde alla necessità di prevedere possibili difficoltà nei sistemi di pagamento.
Le autorità sono invitate a suggerire misure realistiche, economicamente accessibili e realizzabili gradualmente. La preparazione non viene quindi associata all’acquisto obbligatorio di prodotti specifici, ma alla capacità di soddisfare esigenze essenziali in circostanze difficili.
Scorte domestiche e borsa di evacuazione non hanno la stessa funzione
Nelle indicazioni europee compaiono due aspetti distinti della preparazione: l’autosufficienza domestica e la disponibilità di una borsa da portare con sé quando occorre abbandonare rapidamente un edificio o un’area a rischio.
La differenza è sostanziale. Le scorte conservate in casa possono essere utili quando l’abitazione rimane sicura, ma vengono temporaneamente interrotti i servizi di distribuzione, l’elettricità o altre forniture.
La borsa di evacuazione risponde invece alla necessità di allontanarsi in tempi brevi, seguendo le indicazioni delle autorità.
Per questa ragione, il kit di emergenza per 72 ore non dovrebbe essere interpretato automaticamente come un unico contenitore destinato a ogni situazione. La preparazione familiare può comprendere risorse disponibili nell’abitazione e materiali essenziali facilmente trasportabili.
La Commissione raccomanda inoltre di predisporre piani di emergenza e di sviluppare competenze pratiche. Sapere come comportarsi durante un’evacuazione, riconoscere un avviso ufficiale e conoscere le modalità per chiedere soccorso può risultare determinante quanto avere a disposizione le scorte.
Per l’Italia esistono già indicazioni specifiche diffuse dal Dipartimento della Protezione Civile attraverso la campagna nazionale Io non rischio.
Nei materiali dedicati al rischio sismico, per esempio, viene consigliato di preparare un kit contenente copie dei documenti, una cassetta di pronto soccorso, una torcia elettrica e una radio a pile.
Le indicazioni relative al rischio maremoto richiamano anche la disponibilità domestica di acqua e alimenti.
Si tratta di suggerimenti nazionali collegati a rischi specifici, che integrano l’approccio europeo senza costituire un elenco obbligatorio valido indistintamente per ogni emergenza.
Persone con disabilità: la preparazione deve essere accessibile
Una parte significativa delle nuove linee guida riguarda le persone con disabilità e le condizioni che possono rendere più difficile affrontare una crisi.
La Commissione chiede alle autorità di considerare le esigenze individuali nella pianificazione, nelle comunicazioni di emergenza, nei trasporti, nelle evacuazioni e nell’organizzazione delle strutture di accoglienza.
L’accessibilità non riguarda esclusivamente l’eliminazione delle barriere architettoniche. Comprende la possibilità di ricevere e comprendere un allarme, di conoscere le procedure da seguire e di ottenere un’assistenza compatibile con le proprie condizioni.
Le linee guida prevedono il coinvolgimento diretto delle persone con disabilità e delle organizzazioni che le rappresentano nella progettazione delle misure di preparazione, nelle esercitazioni e nella valutazione dei risultati.
Per quanto riguarda l’autonomia individuale, il documento richiama la necessità di considerare medicinali, dispositivi di assistenza, preferenze comunicative, contatti fidati e disponibilità di supporto personale.
In questi casi, anche il kit di emergenza per 72 ore deve essere adattato alle condizioni effettive della persona. La presenza di un dispositivo assistivo o la necessità di assumere una terapia continuativa possono richiedere una pianificazione specifica, che non può essere sostituita da una dotazione standard.
Le indicazioni europee invitano inoltre a individuare preventivamente reti di supporto e soluzioni accessibili per l’evacuazione o l’accoglienza.
In Italia, il Dipartimento della Protezione Civile ha pubblicato indicazioni operative dedicate alla pianificazione degli interventi a favore delle persone con specifiche necessità.
Il documento nazionale richiama, tra gli altri aspetti, l’impiego di strumenti di comunicazione differenti, il linguaggio facile da leggere e comprendere e il coinvolgimento delle reti di prossimità.
La pianificazione deve inoltre considerare che le esigenze assistenziali possono cambiare durante l’emergenza e che la disabilità può essere permanente o temporanea.
Questo comporta la necessità di valutare concretamente le condizioni delle persone coinvolte, evitando di presumere che tutte abbiano bisogno dello stesso tipo di aiuto.
Le indicazioni europee non introducono un obbligo di acquisto
La pubblicazione delle nuove linee guida non impone ai cittadini italiani di acquistare un kit, conservare una determinata quantità di beni o dimostrare di possedere scorte sufficienti per tre giorni.
Il documento europeo è esplicitamente non vincolante. Le raccomandazioni sono rivolte soprattutto agli Stati membri, alle autorità di protezione civile e agli altri soggetti coinvolti nella gestione dei rischi.
La Commissione propone un quadro comune che i Paesi possono utilizzare per sviluppare campagne informative, programmi educativi e iniziative di preparazione della popolazione.
Non viene introdotta una certificazione europea del kit di emergenza per 72 ore, né un modello commerciale obbligatorio da utilizzare nelle abitazioni.
Le autorità nazionali conservano le rispettive competenze in materia di protezione civile e risposta alle emergenze.
In Italia, il riferimento operativo rimane il sistema di protezione civile, con le indicazioni diffuse dalle autorità nazionali, regionali e locali secondo le rispettive competenze.
La preparazione domestica deve quindi essere coerente con i rischi del territorio.
Le informazioni contenute nei piani comunali di protezione civile permettono, per esempio, di conoscere le aree di attesa e le procedure previste per determinate emergenze. Le campagne nazionali aiutano invece a riconoscere i comportamenti appropriati in presenza di terremoti, alluvioni e altri fenomeni.
Durante una situazione critica, eventuali ordini di evacuazione e disposizioni delle autorità prevalgono sulla pianificazione privata. Disporre di scorte non giustifica la permanenza in un edificio o in un’area dichiarati pericolosi.
Informazioni attendibili e preparazione nelle scuole
Le indicazioni presentate il 3 novembre comprendono anche interventi sulla comunicazione dei rischi e sull’educazione alla sicurezza.
La Commissione chiede alle autorità di sviluppare messaggi comprensibili, tempestivi e accessibili, adattandoli alle caratteristiche delle persone e dei territori.
La questione riguarda sia la fase preventiva sia le comunicazioni diffuse durante e dopo un’emergenza.
Un avviso può risultare poco efficace quando utilizza termini eccessivamente tecnici, non specifica quali comportamenti adottare oppure viene distribuito attraverso canali che una parte della popolazione non riesce a utilizzare.
Le nuove raccomandazioni insistono sulla necessità di pianificare in anticipo destinatari, strumenti di comunicazione, responsabilità e modalità di verifica dell’efficacia dei messaggi.
L’altro ambito di intervento riguarda la scuola.
La Commissione propone di integrare la preparazione alle emergenze nei percorsi educativi della prima infanzia e della scuola primaria, attraverso attività adeguate all’età e formazione degli insegnanti.
Non viene richiesto di introdurre necessariamente una materia autonoma. Le competenze di preparazione possono essere sviluppate nelle attività didattiche ordinarie, attraverso esercitazioni, conoscenza dei rischi locali e familiarità con le procedure di sicurezza.
Il documento richiama espressamente il riconoscimento degli avvisi ufficiali, le conoscenze di primo soccorso e l’uso appropriato del numero europeo di emergenza 112.
L’obiettivo educativo è favorire comportamenti consapevoli senza generare paura o ansia nei bambini.
Questa impostazione collega la preparazione individuale al funzionamento della comunità. Le conoscenze acquisite a scuola possono contribuire anche alla capacità delle famiglie di comprendere e applicare le indicazioni delle autorità.
Dal piano europeo alle misure concrete nei territori
Le raccomandazioni sulle prime 72 ore rappresentano una delle azioni previste dalla strategia Preparedness Union, che punta a rafforzare il coordinamento tra istituzioni, servizi pubblici, imprese, organizzazioni sociali e cittadini.
Il lavoro europeo comprende anche la continuità operativa dei sistemi nazionali di protezione civile.
Il 3 novembre la Commissione ha richiamato una recente raccomandazione dedicata alla capacità dei punti di contatto nazionali di continuare a funzionare durante eventi che possono compromettere infrastrutture e comunicazioni.
Per verificare questa capacità vengono incoraggiati piani di continuità operativa ed esercitazioni periodiche.
Le due dimensioni sono collegate: da una parte le famiglie vengono aiutate a gestire temporaneamente le esigenze quotidiane, dall’altra le istituzioni devono preservare la propria capacità di coordinare gli interventi.
La Commissione ha inoltre proposto l’istituzione di una Giornata europea della preparazione, da celebrare ogni 23 ottobre a partire dal 2027. La data ricorda la nascita del Meccanismo unionale di protezione civile, istituito il 23 ottobre 2001.
L’iniziativa dovrà essere sviluppata attraverso il confronto con le altre istituzioni europee e mira a promuovere la partecipazione delle comunità alle attività di prevenzione.
Rimane aperta una questione pratica: verificare quanto le indicazioni siano effettivamente applicabili nelle diverse condizioni sociali ed economiche.
Le linee guida invitano le autorità a monitorare i comportamenti delle famiglie, individuare gli ostacoli alla preparazione e correggere le misure che risultano poco accessibili.
Il costo delle scorte, la disponibilità di informazioni comprensibili e le esigenze di chi necessita di assistenza sono elementi che possono incidere sulla possibilità concreta di raggiungere le 72 ore di autonomia.
La Commissione chiede quindi di utilizzare indagini, esercitazioni e riscontri delle comunità per misurare i progressi.
Per le amministrazioni locali, il passaggio operativo sarà tradurre il riferimento europeo delle 72 ore in indicazioni coerenti con i rischi presenti sul territorio, verificando che siano comprensibili e praticabili anche dalle famiglie che incontrano maggiori difficoltà nel prepararsi.
